La Commissione europea alza il livello dello scontro con la Biennale di Venezia sulla partecipazione della Russia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. Bruxelles ha infatti raccomandato all’European Education and Culture Executive Agency (EACEA) di revocare il finanziamento europeo da 2 milioni di euro assegnato alla Fondazione Biennale per il triennio 2026-2028, giudicando non convincenti le spiegazioni fornite dall’istituzione veneziana in merito alla riapertura del Padiglione russo. Ad annunciare la decisione è stata la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, che ha ribadito come «la cultura finanziata con il denaro dei contribuenti europei debba promuovere e difendere i valori democratici», principi che, secondo Bruxelles, «non trovano oggi riscontro nella Russia».
La raccomandazione conclude l’istruttoria avviata nei mesi scorsi dopo la scelta della Biennale di riammettere la Federazione Russa all’edizione 2026, dopo l’esclusione seguita all’invasione dell’Ucraina. L’iter era stato avviato lo scorso aprile, quando l’EACEA aveva comunicato alla Fondazione Biennale l’intenzione di sospendere o revocare il contributo europeo, concedendo trenta giorni di tempo per presentare le proprie controdeduzioni. Esaminata la documentazione trasmessa dalla Fondazione, la Commissione europea ha ritenuto che le argomentazioni non fossero sufficienti a superare le criticità sollevate. L’ultima parola spetterà ora alla stessa EACEA, l’agenzia esecutiva incaricata della gestione dei programmi culturali dell’Unione europea.

La replica della Biennale
La Fondazione Biennale ha espresso sorpresa per aver appreso la decisione «attraverso i social e da autorità politiche, anziché dalle autorità tecniche competenti». In una nota ha precisato di aver risposto entro i termini previsti a tutte le richieste formulate dall’EACEA e di attendere una comunicazione formale per valutare le successive iniziative. «Siamo pronti a far valere le nostre ragioni in tutte le sedi competenti», afferma la Fondazione, sottolineando inoltre che i programmi interessati «sono solo marginalmente cofinanziati dal contributo europeo» e che proseguiranno regolarmente anche nell’eventualità della revoca del finanziamento.

La partecipazione della Russia alla Biennale 2026 ha acceso un ampio dibattito internazionale. Nelle scorse settimane ventidue ministri della Cultura europei avevano chiesto alla Fondazione di riconsiderare la presenza del Padiglione russo, ritenendola incompatibile con il contesto della guerra in Ucraina e con i valori promossi dall’Unione europea. La Biennale, dal canto suo, ha sempre rivendicato la propria autonomia decisionale e la distinzione tra l’istituzione culturale e le dinamiche geopolitiche. La vicenda resta dunque aperta: mentre Bruxelles si prepara a formalizzare la revoca dei fondi, la Fondazione Biennale annuncia battaglia sul piano amministrativo e legale, in un confronto destinato ad avere conseguenze che vanno oltre il solo finanziamento europeo e investono il rapporto tra autonomia delle istituzioni culturali e indirizzo politico dell’Unione.


