Biennale, il padiglione russo resterà chiuso al pubblico

La decisione, confermata dalla relazione degli ispettori del MiC, alimenta lo scontro politico: per Giuli Buttafuoco si è "auto-commissariato". Intanto la Biennale fa sapere di non avere notizie della partecipazione iraniana

Il padiglione della Federazione Russa sarà l’unico, tra i circa cento Stati partecipanti alla Biennale Arte di Venezia 2026, a rimanere chiuso al pubblico per l’intera durata della manifestazione, dal 9 maggio al 22 novembre. È questo il punto centrale emerso dalla relazione degli ispettori del Ministero della Cultura arrivata a Palazzo Chigi, che esclude qualsiasi invito formale rivolto a Mosca da parte della Fondazione Biennale e ribadisce la necessità di rispettare il quadro sanzionatorio europeo.

Secondo quanto riportato nel documento, la Russia avrebbe deciso autonomamente di utilizzare il proprio padiglione ai Giardini. La Biennale, dal canto suo, sostiene di aver verificato “fin dove possibile” la conformità alle sanzioni. L’unico momento operativo sarà durante il vernissage, tra il 5 e l’8 maggio, con un evento privato su invito: una performance intitolata The Tree is Rooted in the Sky, accessibile solo a giornalisti e addetti ai lavori e destinata poi a essere trasmessa all’esterno su schermi.

La scelta di mantenere chiuso lo spazio espositivo non ha però spento le polemiche. Sul piano politico, il clima resta teso. Il Ministro Alessandro Giuli ha definito l’intera vicenda “un pasticcio”, puntando il dito contro il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, accusato di essersi “auto-commissariato”. Un’affermazione che, pur escludendo formalmente l’ipotesi di un commissariamento governativo, evidenzia la frattura tra istituzioni e governance della manifestazione.

Buttafuoco, nella sua difesa, ha sostenuto che eventuali interventi restrittivi sarebbero dovuti arrivare prima, chiamando in causa anche i ministeri degli Esteri e dell’Interno. Intanto, la gestione del caso ha avuto ripercussioni anche sul piano artistico: le dimissioni della giuria internazionale, in seguito a tensioni legate a possibili rischi legali segnalati dalla Fondazione, hanno portato all’introduzione dei nuovi “Leoni dei visitatori”.

Fuori dai padiglioni, si prepara un fronte di contestazione. Attivisti e dissidenti hanno annunciato iniziative pubbliche, mentre una lettera firmata da artisti e oppositori russi chiede maggiore attenzione per le voci critiche verso il Cremlino, ricordando i numerosi artisti incarcerati per le loro posizioni contro la guerra.

Parallelamente, resta aperta anche la questione iraniana. La Repubblica Islamica dell’Iran figura ancora nella lista delle partecipazioni ufficiali, ma al momento non sono arrivate comunicazioni operative da parte del commissario incaricato, Aydin Mahdizadeh Tehrani. Un’assenza che alimenta ulteriori interrogativi sull’effettiva presenza del Paese e sul quadro geopolitico complessivo della manifestazione.