Musei statali, il MiC cerca il nuovo direttore generale

Innovazione digitale, capacità manageriali, rapporti internazionali e gestione dei finanziamenti tra i criteri indicati dal Ministero della Cultura. La corsa alla Direzione generale Musei si chiude alle 12 del 13 agosto

Una guida con esperienza manageriale, conoscenza del sistema culturale e capacità di accompagnare i musei nella trasformazione digitale e nella loro proiezione internazionale. È il profilo che il Ministero della Cultura intende individuare per affidare la Direzione generale Musei, uno degli incarichi di vertice nell’organizzazione del MiC.

L’interpello è stato formalizzato con una circolare del 3 agosto e prevede un mandato di tre anni. La Direzione generale fa capo al Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale e la selezione non riguarda soltanto personale già inserito nei ranghi della Pubblica amministrazione: a determinate condizioni potranno candidarsi anche professionisti provenienti dall’esterno.

La scadenza è imminente. Le domande devono essere trasmesse tramite Pec entro le ore 12 del 13 agosto all’indirizzo [email protected]. Non saranno prese in considerazione candidature arrivate oltre il termine.

Un manager per le nuove sfide dei musei

Dai criteri della procedura emerge un profilo che va oltre la tradizionale amministrazione delle strutture museali. Al futuro direttore viene chiesto di saper governare progetti complessi, coordinare persone e risorse e confrontarsi con una rete articolata di soggetti istituzionali.

La capacità di relazione assume quindi un peso specifico, insieme alle competenze comunicative, all’attitudine al lavoro tra discipline differenti e alla capacità di intervenire efficacemente di fronte a problemi organizzativi. Nella scelta potranno pesare anche i risultati ottenuti professionalmente negli ultimi tre anni, purché possano essere documentati.

Il digitale rappresenta uno dei capitoli centrali. Il Ministero cerca un candidato che abbia già lavorato per più anni con strumenti e piattaforme tecnologiche applicate al patrimonio culturale. La prospettiva è quella di ampliare le possibilità di accesso alle collezioni e sviluppare forme di valorizzazione capaci di intercettare pubblici nuovi.

A questa esperienza deve affiancarsi quella nella comunicazione culturale. La selezione valorizza infatti chi abbia già progettato strategie coordinate di promozione del patrimonio, possibilmente inserite in una visione più ampia e confrontabile con le migliori pratiche internazionali.

Mostre, cooperazione e promozione dell’Italia all’estero

La dimensione internazionale costituisce un altro tassello rilevante. Nel curriculum potranno fare la differenza esperienze nella cooperazione culturale e scientifica con altri Paesi, nell’organizzazione di mostre e nella definizione di accordi, oltre alle attività dedicate alla conoscenza del patrimonio italiano fuori dai confini nazionali.

C’è poi il capitolo delle risorse. La guida della Direzione generale richiederà familiarità con la programmazione di interventi di ampia portata e con l’utilizzo di finanziamenti italiani ed europei. Il Ministero considera significativa anche l’esperienza maturata in programmi destinati non soltanto alla fruizione e alla promozione, ma anche alla valorizzazione e all’incremento delle collezioni.

Non sarà sufficiente, però, elencare incarichi e progetti nel curriculum. Gli aspiranti direttori dovranno presentare una relazione che consenta all’amministrazione di verificare concretamente il percorso dichiarato. Per le esperienze considerate rilevanti bisognerà specificare durata, responsabilità assunte, attività realizzate e risultati raggiunti.

Quando la natura degli incarichi precedenti lo consente, sarà richiesta anche la documentazione sulla valutazione della performance relativa al triennio 2023-2025.

La selezione guarda anche fuori dalla Pubblica amministrazione

Uno degli aspetti più significativi dell’interpello riguarda la platea dei potenziali candidati. Oltre ai profili interni alla Pa, possono entrare nella selezione professionisti che abbiano maturato almeno cinque anni in funzioni dirigenziali all’interno di enti, organismi o imprese, sia pubblici sia privati, purché possano dimostrare una qualificazione adeguata all’incarico.

Il Ministero apre inoltre a percorsi caratterizzati da una particolare specializzazione scientifica, culturale o professionale. In questi casi assumono rilievo formazione, pubblicazioni e almeno cinque anni di esperienza in posizioni professionali coerenti con i requisiti previsti per l’accesso alla dirigenza.

Tra i profili contemplati figurano anche esponenti del mondo universitario e della ricerca, magistrati, avvocati e procuratori dello Stato.