“Marmott. Storia di una specie non osservata” di Laurent Le Deunff al MuST di Spoleto

Presso il MuST – Museo delle Scienze e del Territorio di Spoleto sarà inaugurata l’installazione “Marmott. Storia di una specie non osservata”, intervento site-specific dell’artista francese Laurent Le Deunff, nell’ambito di pianobi outdoor project #3

La mostra “Marmott. Storia di una specie non osservata” è curata da Isabella Vitale e Saverio Verini, in collaborazione con i Musei Civici di Spoleto. L’intervento rientra nel programma di valorizzazione degli spazi museali e del territorio e propone una riflessione artistica che dialoga con il contesto scientifico e naturale del MuST. L’installazione prende avvio da una scultura-fontana raffigurante una marmotta, realizzata dall’artista per gli spazi di pianobi e successivamente ricontestualizzata all’interno del museo come elemento anomalo e centrale del percorso espositivo.

L’intervento nasce nell’ambito di pianobi outdoor, progetto promosso da pianobi, fondato e curato a Roma da Isabella Vitale. Attraverso mostre, residenze e interventi site-specific, il progetto favorisce il dialogo tra artisti italiani e internazionali, attivando relazioni tra ricerca artistica e territorio. L’iniziativa è realizzata con il supporto della galleria Semiose, insieme al contributo di Michele Capitani per il MuST e di Bianca Miki Zelli per pianobi. La galleria sostiene pratiche artistiche contemporanee capaci di muoversi ai margini della cultura istituzionale, promuovendo il confronto tra generazioni e linguaggi differenti.

La marmotta come “reperto fuori luogo”: scienza, finzione e percezione

Con “Marmott. Storia di una specie non osservata”, la marmotta diventa un elemento estraneo al contesto spoletino, trasformandosi in un vero e proprio “reperto fuori luogo”, sospeso tra plausibilità scientifica e invenzione immaginaria. La sua presenza introduce una frattura silenziosa nel percorso espositivo, aprendo interpretazioni legate all’errore, alla migrazione, all’adattamento o alla finzione. Un ulteriore livello di ambiguità deriva dal materiale della scultura: pur apparendo in legno, l’opera è realizzata in cemento lavorato con la tecnica del rusticage. Questo slittamento percettivo è tipico della pratica di Le Deunff, che costruisce dispositivi visivi fondati sull’inganno dello sguardo, sulla sorpresa e sulla messa in discussione de ciò che si osserva.

Attorno all’opera si sviluppa una costellazione di micro-interventi, tracce e indizi che suggeriscono una narrazione parallela mai del tutto esplicitata. L’artista assume così il ruolo di un “naturalista apocrifo”, mettendo in crisi le categorie della classificazione scientifica. La presenza dell’acqua trasforma infine la marmotta in un dispositivo attivo, a metà tra abbeveratoio, strumento di osservazione e oggetto rituale. Il suono e il flusso continuo amplificano la dimensione sensoriale dell’intervento, che coinvolge non solo la vista ma l’intera percezione dello spazio. Pur non appartenendo alla fauna locale, la marmotta entra così a far parte del percorso del MuST, diventando occasione per riflettere sulla costruzione del sapere scientifico e sulle narrazioni generate dall’incontro tra arte, natura e immaginazione.

Laurent Le Deunff: tra natura, artificio e sapere

Laurent Le Deunff (Talence, Francia, 1977) sviluppa da oltre vent’anni una ricerca scultorea incentrata sul rapporto tra artificio e natura, realtà e rappresentazione. Le sue opere, spesso caratterizzate da un uso inatteso dei materiali, giocano sullo scarto tra ciò che si vede e ciò che si riconosce, dando vita a creature e forme immaginarie che interrogano il tema dell’animalità e dei processi di costruzione del sapere. Le sue sculture sono state esposte in importanti istituzioni internazionali e fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche francesi. Il suo lavoro si distingue per l’uso di materiali eterogenei e spesso di recupero, come terra, sabbia, legno, calce, carta, ossa e denti. Questa pratica si inserisce con particolare coerenza nel contesto del MuST, grazie alla capacità di muoversi tra dimensione scientifica, immaginario antropologico e costruzione di narrazioni ambigue. Ne emerge uno spazio di confine in cui arte e scienza si incontrano, generando più domande che certezze.