Parlare della Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa significa confrontarsi con una delle tradizioni più longeve del sostegno alla giovane arte in Italia. La 108ª edizione, ospitata fino al 28 giugno 2026 nella Sala del Camino del Complesso monumentale dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca, rinnova una vocazione nata oltre un secolo fa: offrire visibilità e opportunità agli artisti emergenti. La sua apertura in concomitanza con la Biennale Arte amplifica ulteriormente il significato dell’iniziativa, creando un fertile contrappunto tra il grande scenario internazionale e le ricerche che si sviluppano ai margini dei circuiti più consolidati.

La Fondazione Bevilacqua La Masa, istituzione del Comune di Venezia, nacque grazie al testamento della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa con l’intento di offrire spazi, risorse e visibilità agli artisti emergenti. Fin dalle sue origini, la sua attività si è sviluppata come una risposta alle rigidità dei circuiti artistici ufficiali, dando voce a quelle ricerche che difficilmente avrebbero trovato posto nei contesti più consolidati.
Sotto la guida di figure storiche come Nino Barbantini, la fondazione ha garantito nel tempo non solo mostre, ma veri e propri spazi di lavoro attraverso i suoi storici Atelier. Da queste stanze sono passati pionieri che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento, come Arturo Martini, Gino Rossi, Felice Casorati ed Emilio Vedova, arrivando in tempi più recenti a protagonisti affermati come Giorgio Andreotta Calò e Diego Marcon.

La forza e la qualità di questa 108ª edizione risiedono nell’importante lavoro di selezione svolto a monte. La giuria di esperti ha dovuto esaminare un totale di 320 candidature proposte da 190 creativi under 30 residenti nel Triveneto. Da questo screening rigoroso sono stati scelti 37 artisti per un totale di 46 opere esposte, offrendo uno spaccato autentico e variegato della produzione contemporanea. Tra i selezionati compaiono anche alcuni dei creativi che hanno preso parte al programma degli Atelier 2025-2026, a testimonianza di un percorso di crescita continua sostenuto dall’istituzione.
L’allestimento della mostra, curato con intelligenza da Stefano Coletto all’interno dell’imponente Sala del Camino, si muove senza gerarchie tra i generi tradizionali (come la pittura e la scultura) e le pratiche più fluide del contemporaneo, tra cui installazioni ambientali, video, performance e processi relazionali.
Un elemento centrale della manifestazione è rappresentato dai tradizionali premi acquisto, che quest’anno mettono a disposizione un budget complessivo di 7.000 euro. Grazie a questo fondo, i lavori dei tre vincitori vengono acquisiti ed entrano ufficialmente a far parte della prestigiosa Collezione permanente della Fondazione, un patrimonio pubblico d’eccellenza riconosciuto direttamente dal Ministero della Cultura. Quest’anno il primo premio è andato a Duccio Cappelletti con l’opera Playground; il secondo a Maurizio Segato (in collaborazione con Evelyn Roh) per il lavoro Cantabile, e il terzo a Daniel Bresolin per Eterno Ardente, un’opera posizionata proprio all’interno del grande camino antico che dà il nome all’ambiente. C’è spazio anche per la grafica, con il premio per l’immagine coordinata della mostra vinto da Alessandro Durighello.

L’aspetto forse più interessante della Collettiva è che non si esaurisce nel semplice momento dell’esposizione. Per i giovani coinvolti, il progetto rappresenta una vera e propria palestra professionale. Sotto la guida del personale della Fondazione, gli artisti affrontano in prima persona tutte le fasi pratiche che regolano il sistema dell’arte: dalla cura dello spazio e dall’allestimento fisico delle opere fino alla redazione e progettazione del catalogo ufficiale, che va ad arricchire una collana editoriale attiva fin dal 1908.
Più che una semplice mostra collettiva, l’appuntamento della Bevilacqua La Masa si conferma un osservatorio privilegiato sulle direzioni che l’arte contemporanea potrebbe intraprendere nei prossimi anni. Tra linguaggi differenti, sensibilità eterogenee e approcci spesso ancora in fase di definizione, emerge la vitalità di una scena giovane che trova nella Fondazione uno spazio di ascolto e di legittimazione. In questo senso, la 108ª edizione non celebra soltanto una lunga tradizione, ma rinnova una scommessa sul futuro: quella di riconoscere il valore della ricerca artistica quando è ancora agli inizi del suo percorso.



