Urs Frei, l’arte di ricomporre il mondo

Al Kunstmuseum St.Gallen una grande retrospettiva ripercorre l’intera ricerca di Urs Frei, artista capace di trasformare materiali di scarto in forme poetiche e sistemi aperti

Urs Frei è stato, prima di tutto, un collezionista di vita vissuta e di impressioni visive. Per creare i suoi lavori ha sempre utilizzato materiali scovati nel quotidiano, la maggior parte provenienti dalle passeggiate in città dove raccoglieva lasciti su marciapiedi e reperti di cantieri edili. Il suo animo curioso gli ha permesso di trasformare oggetti di scarto e senza valore in arte. La collezione dell’artista viene raccontata nel modo più completo possibile ripercorrendo tutte le sue diverse fasi artistiche nella mostra Urs Frei A-Z al Kunstmuseum St.Gallen.

I lavori “Analitici” esposti nella prima sala introducono il pubblico alla decostruzione: l’approccio che farà da guida a tutta la sua produzione artistica. Queste sono state le prime opere realizzate dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti (Städelschule) di Francoforte sul Meno. Fortemente ispirato dalle pratiche artistiche che aveva studiato, le analizza frantumando la pittura nei suoi tre componenti fondamentali quali il colore, la tela e il telaio e li riassembla con una forma nuova. Lo stesso processo di indagine lo porta a realizzare dei pezzi con le condizioni fisiche di base della scultura: appesa, in piedi, appoggiata e sdraiata.

Alle pareti della seconda sala si trova la serie di “Oggetti cuscino” mostrata per la prima volta nel 1990 alla Galerie Walcheturm di Zurigo. Questi volumi plastici colorati consistono in sacchi di tessuto prima imbottiti di materiali vari, come carta di giornale o lana di legno, e poi modellati con corde che strutturano l’imbottitura in diverse forme. L’uso di lacca e acrilico colorato dona a ogni pezzo un carattere unico, giocoso e scultoreo.

Nella terza sala è stato ricostruito in scala reale il primo studio di Urs Frei a Leurholdstrasse a Zurigo come era stato allestito nel 1982 in occasione della sua prima mostra personale. I lavori presentati erano stati realizzati con materiali da costruzione come parti di pavimento e pareti, assi e listelli. Nella sala successiva è stato invece riprodotto fedelmente lo stato dell’atelier alla morte dell’artista. Dalla prima mostra dove materiali di scarto venivano riassemblati in nuovi sistemi ma lasciati grezzi si viene accompagnati alla sua ultima fase, fatta di cartoni ritagliati a forma di “O” e colorati con tinte vivaci. Un salto di colore che cambia la sensazione delle opere, questo passaggio da artista immaturo ad affermato è più chiaro attraversando le ultime sale dove le opere vengono liberate nello spazio. Tutto sembra senza ordine e regole ma funziona benissimo.

La ricerca e la trasformazione sono sempre stati documentati con scatti fotografici della quotidianità, che è la principale fonte di ispirazione dell’artista, e dello stato dell’atelier, dal processo di creazione all’opera finita. L’archivio fotografico è un supporto fondamentale per la catalogazione della collezione, per testimoniare quella esistente e quella trasformata. L’artista era solito riportare in atelier i pezzi non venduti nelle gallerie per smontarli e farli diventare parte di un nuovo sistema. La fotografia diventa quindi un manuale di istruzioni a cui curatori e assistenti fanno riferimento ogni qualvolta devono riassemblare e ricomporre le opere dopo che sono state trasportate da una galleria, un museo o un privato, senza alterarne la forma originale. Il percorso espositivo si conclude con una selezione di fotografie che non sono solo documentazione ma anche opere d’arte autonome.

Solo scomponendo Urs Frei è libero di dare nuova forma alla materia. I suoi pezzi vengono spesso tenuti insieme da un filo o da un materiale che avvolge e chiude il sistema. Si percepisce un bisogno di ritornare all’essenza per poter andare oltre. Da un filo che tiene insieme i pezzi ai cerchi nelle opere mature dove trasmette armonia, una sensazione di voler chiudere, aggiustare e avvolgere creando legami e dando valore a pezzi che una volta erano scarto. Il suo approccio svela visioni che portano a una nuova libertà interpretativa ed espressiva.

Fino al 13 settembre 2026
Kunstmuseum St. Gallen – Museumstrasse 32, San Gallo
info: kunstmuseumsg.ch

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