L’albero è una delle immagini più persistenti dell’immaginario umano: unisce il mondo sotterraneo delle radici allo spazio aperto del cielo, custodendo memorie, trasformazioni e cicli vitali. In “Albero della Maremma”, la nuova opera permanente di Azzurra Galatolo realizzata per la Cantina Monteverro a Capalbio nell’ambito dell’ottava edizione di Hypermaremma, questa figura archetipica diventa il punto di partenza per una riflessione sul paesaggio e sulla sua identità profonda.
Più che una scultura, l’intervento appare come un organismo cresciuto dal territorio stesso. La struttura in corten si inserisce tra i vigneti e la macchia mediterranea senza imporre una presenza estranea, ma assorbendo e restituendo le forme, i ritmi e le energie del paesaggio circostante. Il risultato è una sorta di mappa emotiva della Maremma, tradotta in segni e simboli.
L’artista, nata a Porto Santo Stefano e da sempre legata a queste terre, costruisce da anni un immaginario popolato da elementi naturali in continua metamorfosi. Nel profilo dell’opera si intrecciano rami che sembrano mossi dal vento, forme che evocano frutti maturi, fiori spontanei, conchiglie, chiocciole e vegetazioni selvatiche. Ogni elemento appare in bilico tra riconoscibilità e trasformazione, come se fosse stato attraversato da un processo di crescita incessante.


Al centro della composizione compare il sole, presenza ricorrente e generatrice. Non è un dettaglio ornamentale, ma il fulcro simbolico dell’intera struttura: una sorgente di energia che irradia vita e ordina le molteplici forme che abitano l’opera. Attorno a questo nucleo si sviluppa una narrazione visiva che parla di fertilità, resistenza e appartenenza.
La ricerca di Galatolo si distingue proprio per questa capacità di intrecciare dimensione autobiografica e immaginario collettivo. Le sue opere sembrano provenire da un tempo sospeso, dove la memoria personale si fonde con quella del paesaggio e le forme naturali diventano depositarie di significati ancestrali. Anche in “Albero della Maremma” la natura non è mai descritta in modo realistico: viene filtrata, trasformata, ricomposta in una grammatica poetica che oscilla tra il fiabesco e il primordiale.
In questo senso, l’opera dialoga in maniera particolarmente efficace con la visione di Hypermaremma, progetto che dal 2019 invita artisti contemporanei a confrontarsi con il territorio della bassa Maremma. Qui il paesaggio non è una semplice cornice, ma una componente essenziale del lavoro artistico. Le opere disseminate nel territorio agiscono come dispositivi di lettura, strumenti capaci di rivelare aspetti inattesi dei luoghi e di costruire nuove relazioni tra ambiente, comunità e immaginazione.
Osservato da lontano, “Albero della Maremma” si staglia sull’orizzonte come una presenza totemica. Da vicino, invece, si rivela un intreccio di dettagli, rimandi e narrazioni che invitano a una lettura lenta. È un’opera che non cerca il monumento, ma il legame; non celebra il paesaggio come immagine, ma come organismo vivo. E proprio in questa capacità di farsi simbolo senza perdere il contatto con la materia e con il luogo risiede la sua forza più autentica.


