Jonathas de Andrade e il vento che diventa colore

L'artista brasiliano indaga il rapporto tra colore, corpo e paesaggio, rileggendo l'eredità del Neoconcretismo attraverso le storie dei pescatori e dei navigatori di Alagoas

Dal 12 giugno al 19 settembre 2026 la sede parigina di Galleria Continua ospita Ivresse d’une vie de bains de mer, nuova personale di Jonathas de Andrade, tra le voci più autorevoli dell’arte contemporanea brasiliana. L’esposizione rappresenta un ulteriore sviluppo della ricerca multidisciplinare dell’artista, che combina fotografia, cinema, serigrafia e installazione in un percorso immersivo dedicato al rapporto tra esperienza vissuta, memoria collettiva e astrazione. Il progetto nasce da una commissione del Victoria and Albert Museum di Londra, dove una prima versione del lavoro è stata presentata nel novembre 2025. A Parigi, de Andrade amplia questa indagine concentrandosi sulle comunità di pescatori e marinai della costa di Maceió e delle rive del fiume São Francisco, luoghi profondamente legati alla sua biografia e alla sua pratica artistica.

Al centro della mostra emerge un universo fatto di vele consumate dal tempo, colori intensi, corpi esposti al sole e gesti tramandati di generazione in generazione. Attraverso la serigrafia, la fotografia perde la sua funzione puramente rappresentativa per diventare materia pittorica, mentre le superfici delle vele recuperate si trasformano in supporti capaci di custodire tracce di vita, lavoro e memoria. La ricerca di de Andrade dialoga apertamente con la tradizione del Neoconcretismo brasiliano e, in particolare, con l’eredità di Hélio Oiticica. Se le avanguardie geometriche del Novecento perseguivano un linguaggio universale e astratto, il movimento brasiliano introdusse una dimensione sensoriale e partecipativa, riportando il corpo e l’esperienza al centro dell’opera. Un’eredità che l’artista rilegge attraverso il contatto diretto con le comunità locali e con le loro pratiche quotidiane. Fulcro dell’esposizione è il film Jangadeiros e Canoeiros (2025), opera che oscilla tra documentario e finzione. Il lavoro mette in relazione due universi complementari: quello dei pescatori di mare della costa di Maceió e quello dei canoeiros che navigano il São Francisco attraversando i paesaggi aridi del sertão. Attraverso testimonianze, immagini e momenti di vita collettiva, il film esplora il valore simbolico dei colori utilizzati per dipingere le imbarcazioni, codici visivi che raccontano appartenenza, tradizione e relazione con l’ambiente naturale.

L’installazione si estende nello spazio espositivo con grandi vele dipinte a mano che evocano una regata sospesa nel tempo. I tessuti, originariamente utilizzati come supporti pubblicitari o decorati con slogan commerciali, vengono sottratti al loro contesto funzionale e trasformati in elementi scultorei. In questo processo di appropriazione e ri-significazione, l’artista costruisce opere che si collocano al confine tra pittura, fotografia e scultura. Tra i nuclei più significativi della mostra figurano anche i dittici della serie Permanent Lightning Strike, realizzati su pannelli di legno di sucupira brasiliana. Le immagini in bianco e nero catturano la fisicità del lavoro dei marinai e dei pescatori, mentre una serie di poesie inedite scritte dallo stesso artista accompagna le opere, amplificando la dimensione narrativa e sensoriale del progetto.

Con la serie Neoconcrete Canoeists, infine, de Andrade porta la propria riflessione verso una sintesi formale ancora più radicale: la fotografia serigrafata dialoga con campiture cromatiche geometriche che richiamano direttamente i Metaesquemas di Hélio Oiticica. Il risultato è un linguaggio visivo in cui colore, forma e movimento diventano strumenti per raccontare una realtà profondamente umana e sociale. Nato a Maceió e residente a Recife, Jonathas de Andrade ha rappresentato il Brasile alla 59ª Biennale di Venezia e le sue opere fanno parte delle collezioni di istituzioni come MoMA, Tate Modern, Centre Pompidou e Museo Reina Sofía. Con Ivresse d’une vie de bains de mer conferma la capacità di trasformare storie locali e comunitarie in immagini di respiro universale, dove l’astrazione non è mai un esercizio formale, ma uno spazio di incontro tra memoria, esperienza e percezione.