Per secoli i manoscritti di Leonardo da Vinci hanno seguito strade diverse, dispersi tra collezioni e paesi fino a perdere la loro unità originaria. Leonardotheka – presentata l’8 giugno all’Ambasciata d’Italia a Londra – nasce così per invertire, almeno nello spazio digitale, questa traiettoria: una piattaforma che riunisce il Codice Atlantico della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e i disegni della Royal Collection Trust conservati a Windsor, permettendo di rileggerli come un unico grande laboratorio di idee in cui si intrecciano arte, scienza e invenzione.
Questa nuova piattaforma, promossa dal Museo Galileo di Firenze in collaborazione con il Royal Collection Trust, la Biblioteca Ambrosiana e la Biblioteca Leonardiana di Vinci, racchiude il risultato di quasi un decennio di lavoro, il cui obiettivo è costruire il più ampio ambiente digitale mai realizzato dedicato ai manoscritti di Leonardo. Un obiettivo che si traduce in circa 3.500 pagine tra appunti, schizzi, studi scientifici e disegni, capaci di attraversare l’intero arco creativo dell’artista, dalla seconda metà del Quattrocento fino alla sua morte nel 1519. Un patrimonio che, già dalla fine del 16esimo secolo, ha conosciuto una progressiva frammentazione, perdendo nel tempo la sua unità originaria.

Già nel 1517, quando Antonio de Beatis visitò Leonardo ad Amboise, le sue carte erano descritte come una raccolta vasta e disordinata di volumi dedicati all’anatomia, all’ingegneria, allo studio dell’acqua e a molte altre indagini. Alla morte dell’artista nel 1519, il nucleo principale di scritti passò all’allievo Francesco Melzi, che lo riportò in Italia. Ma dopo la sua scomparsa iniziò la dispersione: fogli separati, codici smembrati, raccolte ricomposte secondo logiche esterne all’organizzazione originaria. Il momento decisivo arrivò alla fine del Cinquecento con l’intervento dello scultore Pompeo Leoni, che riorganizzò il materiale in modo radicale, smontando quaderni e ricombinando fogli sciolti. Da quella operazione nacquero due grandi filoni: il primo destinato a confluire nel Codice Atlantico, prevalentemente tecnico e scientifico; il secondo formato da disegni anatomici, naturalistici e figurativi, destinato a seguire una traiettoria autonoma fino a entrare nella collezione reale britannica.

Nei secoli successivi questa frammentazione si è ulteriormente aggravata, seguendo percorsi complessi che hanno visto i manoscritti passare di mano in mano tra collezionisti privati e istituzioni diverse, fino a oltrepassare i confini italiani e stabilirsi in varie raccolte europee e internazionali. È proprio qui, in questa continua divisione, che va ad agire la piattaforma digitale, cercando di ricucire e riavvicinare carte che stanno lontane ormai da anni, mettendo in relazione i passaggi del Codice Atlantico con circa 550 disegni conservati a Windsor, consentendo una consultazione integrata oppure separata dei due archivi.
La novità più significativa riguarda però la possibilità di ricostruire virtualmente l’assetto originario dei taccuini prima delle manipolazioni storiche. Attraverso un lavoro filologico e tecnologico, sono state individuate circa cinquanta ricomposizioni certe, che rimettono insieme frammenti separati da secoli. Alcuni fogli conservati in Inghilterra tornano così a dialogare con le pagine milanesi da cui erano stati staccati.

Il progetto si inserisce nel più ampio orizzonte delle digital humanities e nel dibattito sul ruolo delle istituzioni culturali nell’era digitale. Come sottolineato da Roberto Ferrari, direttore esecutivo del Museo Galileo, l’obiettivo è mantenere un controllo scientifico diretto sulle piattaforme, evitando la dispersione dei patrimoni in archivi generalisti o la loro riduzione a prodotti commerciali. Secondo Paolo Galluzzi, presidente emerito del Museo Galileo e responsabile scientifico dell’iniziativa, Leonardotheka apre una fase nuova negli studi leonardiani, offrendo possibilità di esplorazione senza precedenti e restituendo la complessità del pensiero dell’artista in una forma finalmente più vicina alla sua unità originaria. In questa prospettiva, il lavoro del Museo Galileo, istituzione fondata nel 1925 e oggi punto di riferimento internazionale per la storia della scienza, si conferma centrale. Negli ultimi anni il museo ha rafforzato il proprio impegno nella digitalizzazione del patrimonio, costruendo un ponte sempre più solido tra ricerca storica e innovazione tecnologica.
Leonardotheka, in definitiva, tenta di ricostruire relazioni perdute, di riattivare connessioni tra idee, immagini e intuizioni. Un archivio che, dopo secoli di frammentazione, prova a tornare a essere ciò che forse era all’origine: un unico, complesso organismo di pensiero.



