A Chicago apre l’Obama Presidential Center, la biblioteca che trasforma la memoria in spazio pubblico

Situato nel South Side di Chicago, il progetto si allontana dalla tradizionale biblioteca presidenziale, reinterpretandola come spazio civico aperto alla comunità

La tradizione – iniziata da Roosevelt nel 1938 – di costruire una biblioteca al termine del proprio mandato come Presidente degli Stati Uniti continua ancora oggi, trasformandosi da semplice archivio della memoria politica a spazio complesso, in cui storia, identità e vita pubblica tendono a intrecciarsi. È in questa evoluzione che si inserisce Barack Obama con la realizzazione dell’Obama Presidential Center.

Come già suggerisce il nome, la struttura – che aprirà al pubblico il 19 giugno nel South Side di Chicago – si allontana dall’accezione tradizionale di “biblioteca”, presentandosi più come un campus articolato e diffuso. Il progetto si basa sull’idea di un luogo aperto, che trasforma la memoria in esperienza viva. Così, oltre a custodire materiali ufficiali, oggetti personali e dossier governativi, l’Obama Presidential Center accoglie persone, attività, incontri e forme diverse di partecipazione. La scelta del luogo incrementa il valore collettivo del progetto: il centro infatti si trova nel South Side di Chicago, quartiere profondamente intrecciato con la biografia dell’ex Presidente.

È nel South Side infatti che Obama ha mosso i primi passi della sua carriera politica ed è lo stesso quartiere dov’è nata e cresciuta sua moglie. La costruzione del centro in questo contesto assume così il valore di un ritorno, quasi di una restituzione simbolica a un territorio che ha avuto un ruolo decisivo nella loro storia. Per questo il centro appare come una costellazione di spazi differenti, in cui un museo e le sue sale espositive si affiancano ad auditorium, ad aree per eventi, laboratori, strutture sportive e giardini, in una continua alternanza tra ambienti chiusi e aperti, tra luoghi del racconto e luoghi della vita quotidiana. L’intenzione non è quella di separare la memoria dalla realtà presente, ma di farle convivere, di renderle permeabili l’una all’altra.

A dare forma a questa visione è stato lo studio newyorkese Tod Williams Billie Tsien Architects, che ha immaginato il centro non come un edificio unitario e monumentale, ma come un insieme di architetture distinte, distribuite all’interno di un ampio paesaggio verde e collegate tra loro da un sistema continuo di percorsi e spazi aperti. Più che concentrarsi sulla costruzione di un unico volume iconico, i progettisti hanno scelto di articolare il programma in una serie di corpi autonomi, tutti radicati nello stesso piano pubblico, trasformando il campus in un luogo da attraversare e scoprire progressivamente.

In questo senso, l‘Obama Presidential Center segna un passaggio significativo nell’evoluzione di questa tipologia architettonica. Più che un monumento dedicato a una presidenza, appare come un’infrastruttura civica pensata per il futuro, un luogo in cui il racconto di un’esperienza politica diventa il punto di partenza per costruire nuove relazioni con la città e con la comunità. Se le biblioteche presidenziali sono nate per custodire il passato, il progetto di Chicago sembra voler dimostrare che la memoria può essere anche uno strumento per immaginare ciò che verrà.

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