Nella notte tra il 6 e il 7 giugno, la Casa d’Aste Sant’Agostino di Torino, storica realtà del settore in corso Alessandro Tassoni, è stata colpita da un furto rapido e mirato. In appena quattro minuti, alcuni ladri si sono introdotti nella struttura e hanno portato via gioielli e orologi per un valore stimato intorno al milione di euro.
Secondo una prima ricostruzione, il gruppo sarebbe entrato nell’edificio intorno alle quattro del mattino, riuscendo a superare i sistemi di sicurezza e a raggiungere direttamente le vetrine più preziose. L’azione, per modalità e velocità, lascia pensare a una banda organizzata e con esperienza specifica nel settore. I malviventi avrebbero agito con precisione, colpendo esclusivamente le teche che custodivano i pezzi di maggior valore e utilizzando mazze e un flessibile per forzarle, mentre l’allarme era già in funzione.

Gli investigatori ritengono infatti che l’obiettivo non fosse sottrarre quanto più possibile, ma selezionare con attenzione gli oggetti più pregiati. Tra i beni rubati figurano diamanti, zaffiri, smeraldi e altri gioielli di alto livello, scelti tra i lotti destinati alla vendita. Tra questi si segnala anche un anello di manifattura colombiana con uno smeraldo da quattro carati. Il valore complessivo del bottino è stato stimato sulla base delle valutazioni d’asta, e avrebbe potuto crescere ulteriormente in occasione della vendita prevista per il 9 e il 10 giugno, quando i pezzi sarebbero stati proposti a collezionisti e appassionati.

Il furto colpisce inoltre per il contesto in cui è avvenuto: a ridosso di un’asta dedicata al gioiello d’autore e all’alta manifattura italiana ed europea, con una selezione di creazioni che attraversano epoche e stili diversi, accomunate dalla cura artigianale e dalla ricerca estetica. La titolare della casa d’aste, Vanessa Carioggia, ha espresso il proprio sconcerto per quanto accaduto, sottolineando come la visione delle immagini del furto risulti scioccante. Ha inoltre ringraziato i carabinieri per il tempestivo intervento, precisando tuttavia che, al loro arrivo, i responsabili si erano già dileguati.
Oltre al valore economico, resta ora il danno materiale alla struttura e il lavoro degli inquirenti, impegnati a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’irruzione e a individuare eventuali elementi utili per risalire ai responsabili. Le indagini proseguono nel massimo riserbo, mentre la casa d’aste si trova a fare i conti con le conseguenze di un’azione tanto rapida quanto precisa.



