Il collettivo curatoriale MOLT ha presentato a Venezia, presso la Bocciofila San Sebastiano, in collaborazione con Aarduork, un incontro site-specific e un archivio vivente, esplorando il gioco come dispositivo sociale e spaziale informale attraverso il suono, il movimento e la parola. Il progetto si inserisce in un programma site-specific legato alla Biennale Arte di Venezia 2026.
A Venezia, giovedì 5 maggio, il collettivo ha realizzato una performance presso la Bocciofila di San Sebastiano, un circolo locale di bocce, coinvolgendo Ruben Spini, Roman Ole, Tobias Koch ed Elena Francalanci. La Bocciofila rappresenta uno dei pochi spazi in cui una forma di collettività legata a una pratica condivisa, in questo caso il gioco delle bocce, conserva ancora un ruolo centrale nell’isola di Venezia, al di fuori delle logiche di profitto. Il live act si inserisce in questa tensione tra due forme di comunità: da un lato quella sportiva e locale, dall’altro quella artistica temporanea, interrogando le modalità di coesistenza tra uso sociale dello spazio e produzione culturale.

MOLT: una comunità artistica che attraversa spazi, pratiche e città
Fondata a Berlino nel gennaio 2023 e diretta da Andrea Bambini, Elena Francalanci, Max Michel Thillaye, Virginia Valeri e Madelen Isa Lindgren, MOLT nasce come spazio espositivo, piattaforma e comunità culturale sviluppata nell’incontro tra discipline artistiche differenti. Più che una galleria tradizionale, il progetto si configura come un insieme fluido capace di accogliere pratiche eterogenee – dal cinema al video, dalla fotografia alla scultura, passando per musica, performance e danza – favorendo la creazione di reti e collaborazioni tra artisti provenienti da contesti diversi.
Il collettivo mira a costruire situazioni in cui linguaggi, pubblici e temporalità possano coesistere senza essere ricondotti a un’unica identità curatoriale rigida. Attraverso eventi, performance e interventi site-specific, MOLT riflette la natura frammentata e mutevole del paesaggio culturale berlinese, mantenendo al tempo stesso uno spazio di sperimentazione collettiva e accessibilità in un contesto segnato dall’aumento dei costi degli spazi nella capitale tedesca. Questa ricerca porta il collettivo a lavorare spesso in luoghi interstiziali e non convenzionali.
Una performance tra suono, corpo e spazio in trasformazione
La performance riunisce in modo stratificato gli interventi dei diversi artisti invitati, costruendo un dispositivo curatoriale vicino alla forma del varietà. Ne emerge un assemblaggio di pratiche eterogenee che si sovrappongono e si contaminano progressivamente, generando un unico flusso performativo. Pur riconoscendo l’esistenza di un linguaggio proprio, MOLT insiste sulla necessità di evitare ogni irrigidimento stilistico, privilegiando la costruzione di “geometrie relazionali” all’interno della propria rete. In questo processo, gli spazi assumono un ruolo decisivo: sono spesso le caratteristiche dei luoghi a orientare le scelte curatoriali e le modalità di intervento.
L’azione si apre con Ruben Spini al centro del campo da bocce, in posizione frontale, intento nella lettura di testi propri in cui riflette in chiave poetica sul corpo e sul linguaggio come tecnologia del sé. Successivamente Tobias Koch attraversa il bocciodromo con un microfono parabolico, trasformando l’architettura e la presenza del pubblico in materiale sonoro: ne risulta una massa acustica continua, quasi un drone ambientale. Il collettivo MOLT descrive la propria pratica come una forma di comunità aperta e in divenire, capace di sostenere un network artistico che cresce in modo organico.


