Prairie Ark e Nomads’ Beacon Tower: due architetture aliene nella prateria mongola

Il progetto, firmato Buzz - Büro Ziyu Zhuang, si distingue per il suo aspetto "alieno", pensato per interagire attivamente con il paesaggio

In Mongolia, più precisamente sulle rive del lago Laoli, che bagnano la vasta prateria di Ulanqab, lo studio cinese Buzz – Büro Ziyu Zhuang ha realizzato un intervento che si distingue per il suo carattere insolito. Lontano dalle convenzionali strategie di mimetizzazione e dai richiami dell’architettura locale, il progetto propone una riflessione sul rapporto tra costruzione, natura e trasformazione nel tempo.

Il complesso è composto da due architetture radicalmente opposte, che emergono nel paesaggio come presenze enigmatiche. La prima, Prairie Ark, è una struttura destinata a ospitare esposizioni, incontri, performance e momenti collettivi. Adagiata nel terreno, appare come una grande massa orizzontale che affiora dalla terra con l’ambiguità di un relitto antico: un’astronave silenziosa che sembra essere rimasta lì da sempre oppure pronta, da un momento all’altro, a sollevarsi e scomparire all’orizzonte.

La copertura inclinata prolunga idealmente il terreno e diventa un percorso da attraversare. Salendo lungo i diversi terrazzamenti, i visitatori possono osservare la prateria da punti di vista diversi, instaurando un rapporto diretto con l’ambiente circostante. Gli accessi, distribuiti tra il livello interrato, il piano terra e la copertura, eliminano una chiara distinzione tra interno ed esterno, rendendo più fluido il passaggio tra architettura e paesaggio. All’interno, lo spazio si sviluppa come un grande ambiente aperto e flessibile. Una serie di lucernari distribuiti sulla sommità lascia entrare la luce naturale, che durante la giornata modifica continuamente l’atmosfera degli ambienti attraverso giochi di ombre e variazioni luminose.

A poca distanza si trova la Nomads’ Beacon Tower, che rappresenta il contrappunto verticale del progetto. Se Prairie Ark si estende orizzontalmente e sembra radicarsi nel terreno, la torre si sviluppa verso l’alto come un punto di riferimento visibile da lontano. Situata su una piccola isola lungo la sponda orientale del lago, cambia funzione e percezione a seconda delle stagioni. Durante il periodo secco, un percorso pedonale collega la torre a un teatro all’aperto e a uno spazio di incontro organizzato attorno al nucleo centrale della struttura. Una scala conduce poi fino alla sommità, da cui si apre una vista panoramica sulla steppa. Nei mesi estivi, quando il livello dell’acqua si alza e il sentiero viene sommerso, la torre diventa invece raggiungibile soltanto in barca, assumendo il carattere di un luogo più isolato e contemplativo.

Più che oggetti conclusi, le due architetture sembrano concepite per evolvere insieme al paesaggio che le ospita. I loro usi rimangono volutamente aperti, mentre il passare del tempo e l’azione degli agenti atmosferici contribuiranno a modificarne l’aspetto. In questo modo il progetto non si impone sul territorio, ma accetta di essere parte di un processo continuo di trasformazione, lasciando che siano anche il contesto e il tempo a completarne il significato.