Addio a Marjane Satrapi, la donna che ha raccontato l’Iran al mondo

È morta a 56 anni l'autrice di Persepolis: attraverso fumetto, cinema e impegno civile ha parlato di esilio e la libertà

Marjane Satrapi è morta a 56 anni. La notizia, diffusa dalla famiglia attraverso un comunicato ripreso dalla stampa francese e internazionale, segna la scomparsa di una delle figure più influenti della cultura contemporanea, capace di attraversare fumetto, cinema e attivismo politico senza mai rinunciare a uno sguardo libero e profondamente umano. Per il grande pubblico il suo nome resterà indissolubilmente legato a Persepolis, il romanzo grafico autobiografico pubblicato all’inizio degli anni Duemila che ha rivoluzionato il modo di raccontare la storia attraverso il fumetto. In quelle tavole in bianco e nero Satrapi ripercorreva la propria infanzia a Teheran durante la Rivoluzione islamica del 1979, la guerra tra Iran e Iraq, l’esperienza dell’esilio in Europa e il difficile rapporto con un Paese amato e al tempo stesso perduto.

Il graphic novel uscì definitivamente da una dimensione di nicchia per entrare nel dibattito culturale globale. La vicenda personale dell’autrice diventava uno strumento per comprendere la complessità dell’Iran contemporaneo, andando oltre stereotipi e semplificazioni. Il libro fu tradotto in decine di lingue e successivamente adattato in un film d’animazione diretto dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud, premiato al Festival di Cannes e candidato agli Oscar. Nata nel 1969 a Rasht e cresciuta a Teheran in una famiglia progressista, Satrapi lasciò l’Iran da adolescente per trasferirsi in Europa. L’esperienza dell’esilio sarebbe diventata uno dei temi centrali della sua produzione artistica, insieme alla condizione femminile, alla memoria e alla ricerca dell’identità. Negli anni successivi pubblicò opere come Pollo alle prugne e Ricami, confermando la propria capacità di intrecciare racconto personale e riflessione storica. Parallelamente sviluppò una significativa carriera cinematografica, dirigendo film che spaziavano dall’animazione alla commedia nera, sempre caratterizzati da uno sguardo ironico e anticonformista.

Nel 2024 aveva ricevuto il Premio Principessa delle Asturie per la Comunicazione e le Scienze Umane. La motivazione la definiva un simbolo dell’impegno civico e del dialogo tra culture, riconoscendo il valore universale della sua opera. Un riconoscimento che suggellava una carriera costruita sull’idea che l’arte possa essere uno strumento di conoscenza e libertà. Con la sua morte scompare un’autrice che ha saputo trasformare la propria biografia in patrimonio collettivo. Attraverso il disegno, il cinema e la parola ha raccontato la complessità dell’esilio, la violenza dei regimi e la necessità di difendere i diritti fondamentali. In un’epoca segnata da conflitti identitari e nuove forme di censura, la sua opera continua a ricordare che la libertà non è mai un dato acquisito, ma una conquista quotidiana.