Alla fine della scorsa settimana, un giudice francese ha autorizzato il tribunale di Rouen in Normandia a esaminare la causa intentata dagli eredi del maestro impressionista Claude Monet contro la galleria newyorkese Wildenstein & Co.
La vicenda affonda le radici in una transazione avvenuta nel 2004. In quell’occasione, un pronipote dell’artista ha accettato di separarsi da un’opera particolarmente significativa di Monet – il ritratto del padre Adolphe del 1867, intitolato Adolphe Monet Reading in a Garden – per cederla alla galleria in cambio di una selezione di dipinti ritenuti meno preziosi. Una scelta dolorosa ma, secondo la ricostruzione dell’avvocata Corinne Hershkovitch, maturata per ragioni legate all’eredità: l’obiettivo era infatti quello di distribuire in modo equo il patrimonio tra i figli.

Così, in cambio del dipinto, il dealer franco-americano Guy Wildenstein ha inviato cinque opere alla famiglia. Tra queste figuravano lavori di Pierre Bonnard, Alfred Sisley e un altro Monet, il paesaggio Marine, Amsterdam del 1874. È proprio quest’ultimo ad aver fatto scoppiare il caso. Nel 2019 infatti, quando la famiglia ha provato a rivenderlo, sono emerse una serie di criticità impossibili da ignorare. Delle analisi tecniche condotte sull’opera hanno rivelato che la tela non si trovava più al suo stato originario, in quanto aveva perso il suo supporto iniziale ed era stata – in una fase precedente alla transazione del 2004 – rimontata su un nuovo telaio.
Per la famiglia, che fino a quel momento aveva considerato il dipinto una delle contropartite più solide dell’accordo, la scoperta è stata improvvisa e destabilizzante. La vicenda ha così assunto una dimensione più ampia: gli eredi ad oggi sostengono la mancanza di trasparenza dell’intera operazione, anche alla luce della scoperta del ruolo di Daniel Wildenstein – padre di Guy -, che per anni avrebbe tentato di accaparrarsi il ritratto di Adolphe Monet. Una pressione che, secondo questa ricostruzione, avrebbe reso ancora più squilibrato il rapporto tra le due parti.

Negli anni più recenti, anche la storia della dinastia Wildenstein si è ulteriormente complicata. Guy Wildenstein ha lasciato la guida della galleria dopo una condanna per frode fiscale nel 2024, passando il controllo al figlio David. Anche se non è stata accusata di aver danneggiato le opere, la realtà newyorkese è stata criticata per la presunta mancanza di trasparenza nell’operazione. Gli eredi chiedono ora l’annullamento del contratto del 2004 o, in alternativa, un risarcimento pari a tre milioni di dollari, cifra che corrisponde al valore stimato del dipinto danneggiato. Se il tribunale dovesse accogliere questa impostazione, si aprirebbe uno scenario complesso, che prevede entrambe la restituzione del ritratto di Adolphe Monet alla galleria e la riconsegna delle cinque opere ricevute dalla famiglia. Il dipinto, nel frattempo, è stato venduto oggi si trova nella collezione del fondatore di Oracle, Larry Ellison, rendendo qualsiasi eventuale restituzione giuridicamente e logisticamente molto più complessa.
Prima che la causa arrivasse al tribunale di Rouen, la galleria aveva tentato di spostare il procedimento a New York, contestando la competenza della giustizia francese. I giudici però hanno respinto la richiesta, riconoscendo agli eredi la qualifica di consumatori privati e sottolineando il loro legame con la Normandia. Ora la galleria dovrà presentare la propria difesa entro il 13 ottobre.



