«Isole». Nicola Sani racconta il Chigiana International Festival & Summer Academy 2026

Intervista al Direttore Artistico della Fondazione Accademia Musicale Chigiana di Siena. “Non una somma di eventi, ma un organismo vivo in cui formazione, produzione, creazione, tecnologia e responsabilità sociale si alimentano a vicenda. La prima linea guida è l’integrazione tra alta formazione e grande produzione: la 95ª edizione dei corsi vedrà oltre 400 giovani da più di 50 Paesi, che non studiano separati dal Festival ma entrano nei processi produttivi reali, sugli stessi palcoscenici dei grandi interpreti”

Compositore, manager culturale e giornalista, Nicola Sani è tra le figure più autorevoli della scena musicale contemporanea internazionale. Allievo di Domenico Guaccero e perfezionatosi con Karlheinz Stockhausen, con una specializzazione nella musica elettronica, è autore di opere liriche, lavori sinfonici, elettronici e installazioni multimediali, e ha collaborato con grandi protagonisti del cinema e dell’arte, da Michelangelo Antonioni. Ha guidato il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro dell’Opera di Roma; è consigliere artistico della IUC di Roma e membro del board del network europeo FACE; il Ministero della Cultura francese gli ha conferito l’onorificenza di Chevalier des Arts et des Lettres. Dal 2015 è Direttore Artistico della Fondazione Accademia Musicale Chigiana di Siena, di cui firma l’edizione 2026 del Festival, intitolata «Isole», dal 7 luglio al 1° settembre. Abbiamo incontrato questo vulcanico musicista e grande direttore per capire cosa c’e’ da attendersi nei prossimi mesi da una delle realtà musicali più effervescenti d’Europa.

Partiamo dal titolo. Perché «Isole»?

Ogni anno cerco un’immagine, non un’etichetta. L’idea di isola, e soprattutto di arcipelago, permette di pensare la musica non come un continente uniforme, ma come una costellazione di punti distinti, ciascuno con la propria identità e in dialogo con gli altri. Ogni concerto, ogni commissione è un’isola che acquista senso nella relazione con ciò che la circonda. C’è anche una risonanza biografica: Henze, al quale dedichiamo un ampio Focus nel centenario, ha vissuto vita e opera come un arcipelago, da Ischia a Cuba. «Isole» non è solo un titolo: è un metodo. Dal 7 luglio al 1° settembre sono oltre 120 concerti, 8 produzioni d’opera e teatro musicale, più di 800 artisti, 32 corsi.

Lei preferisce parlare di «ecosistema» più che di rassegna. In che senso?

Non una somma di eventi, ma un organismo vivo in cui formazione, produzione, creazione, tecnologia e responsabilità sociale si alimentano a vicenda. La prima linea guida è l’integrazione tra alta formazione e grande produzione: la 95ª edizione dei corsi vedrà oltre 400 giovani da più di 50 Paesi, che non studiano separati dal Festival ma entrano nei processi produttivi reali, sugli stessi palcoscenici dei grandi interpreti. La seconda è la committenza, con oltre 40 prime esecuzioni. La terza è la dimensione territoriale e sociale: il Festival si diffonde in tutta la Toscana, trasformando abbazie, chiostri e piazze in palcoscenici.

La committenza è una scelta di fondo. Quali nuove creazioni segnano l’edizione?

Non è un ornamento, è una delle ragioni costitutive della Chigiana: dare voce a linguaggi che ancora non esistono. Al centro ci sono sei nuove produzioni dell’Accademia. La prima, fortissima sul piano civile, è il Requiem per Giulia di Andrea Mannucci, che affronta la violenza contro le donne e debutta il 15 luglio. Presentiamo poi Tell me all. Tell me now di Philippe Manoury, per voce femminile e live electronics, con la vocalist Juliana Snapper e Miller Puckette, autore del software MAX, su un testo dal Finnegans Wake di Joyce, in prima assoluta il 24 luglio. Ma ciò che mi emoziona di più è la creazione che nasce dentro i corsi, dai corsi di Sciarrino e di live electronics: è lì che si percepisce il futuro della musica.

Il cuore dell’edizione è il Focus su Henze. Perché proprio lui, oggi?

Non è una scelta soltanto anniversaristica, ma culturale. Gli dedichiamo il Focus più ampio di sempre, 41 composizioni lungo l’intera estate: non una celebrazione museale, ma un attraversamento vivo della sua opera. Henze è stato capace di sottrarsi a ogni classificazione, con una libertà e una tensione etica e politica che ne rendono oggi urgente l’ascolto. Per i giovani l’eredità più fertile è proprio questa: non accettare confini precostituiti, concepire la creazione come spazio di libertà. Il Focus si apre il 7 luglio con il suo Requiem, eseguito dall’Orchestra della Toscana diretta da Kai Röhrig, e si allarga in una piattaforma interdisciplinare di documentari e incontri.

Tra gli appuntamenti più amati c’è il Concerto per l’Italia in Piazza del Campo.

È uno degli eventi più attesi dell’estate musicale italiana e per me un momento di straordinaria intensità. Trasformare una delle piazze più riconoscibili al mondo in un palcoscenico a cielo aperto significa portare l’eccellenza fuori dai teatri e restituirla alla città. Il 18 luglio protagonisti saranno Daniel Harding sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Stefano Bollani al pianoforte, con un programma che va dall’Alborada del gracioso di Ravel alla Rhapsody in Blue di Gershwin, fino ai Quadri di un’esposizione di Musorgskij. Sarà trasmesso in diretta su Rai Radio 3 e in prima TV su Rai 3: una condivisione culturale su scala nazionale.

I giovani sono «il cuore di tutto». Come li sostiene la Chigiana?

Dal 1932 Palazzo Chigi Saracini accoglie talenti da tutto il mondo: senza i giovani, la Chigiana non sarebbe la Chigiana. Il sostegno si articola su tre livelli. Il primo è la formazione di altissimo livello, con 400 ragazzi a contatto con alcuni tra i più grandi interpreti del mondo. Il secondo sono le opportunità performative, come la sezione Factor, 23 concerti dedicati agli allievi. Il terzo sono le borse di studio, quest’anno a livelli record: 20 per i giovani del Mezzogiorno e il nuovo programma Resonancias IILA–Chigiana per talenti dall’America Latina. Non è filantropia, ma visione strategica: il 19 luglio gli allievi del Corso di Direzione di Daniele Gatti salgono sul podio in Piazza del Campo il giorno dopo Harding e Bollani. Tra maestri e allievi non c’è separazione, ma continuità.

Verso fine estate arriva la grande stagione barocca, con il Mozarteum di Salisburgo.

Il 27 agosto, nella Chiesa di Santo Spirito, risuonerà la Messa in Si minore di Bach: uno dei capolavori assoluti della storia della musica e uno degli appuntamenti che sento più miei. È il frutto di una delle partnership più consolidate della Chigiana, quella con il Mozarteum di Salisburgo. Sul palco la Barockorchester der Universität Mozarteum si unirà al Coro della Cattedrale di Siena «Guido Chigi Saracini», diretto da Lorenzo Donati, e ai solisti del Chigiana Mozarteum Baroque Program, sotto la direzione di Alfredo Bernardini. Ascoltarla con strumenti originali, da musicisti formati nella prassi storicamente informata, restituisce alla musica la sua dimensione più essenziale.

Per chiudere: di cosa è più orgoglioso?

Il Chigiana ha una caratteristica che lo distingue in Europa: riunire, nello stesso luogo, le leggende viventi della musica, i grandi interpreti della generazione di mezzo e i talenti emergenti. Il cast 2026 lo conferma: da Daniel Harding a Daniele Gatti, da Tabea Zimmermann a Salvatore Accardo, da Ian Bostridge a Philippe Manoury. Ma accanto a queste presenze ci sono gli oltre 400 giovani della Summer Academy: sono loro il vero motore del Festival. Quando un giovane direttore sale sul podio o un giovane compositore sente per la prima volta la propria musica eseguita, è in quei momenti che la Chigiana esprime la sua natura più autentica. Questa comunità temporanea ma intensissima è la cosa di cui sono più orgoglioso.

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