L’amore segreto di Marinetti, la nobildonna futurista che segnò un’epoca

Dopo la presentazione al Maxxi del libro di Settimelli, le rivelazioni su una donna fuori dal comune che segnò il cuore del poeta e di intere generazioni

Sto per rivelare un segreto che riguarda la vita personale del padre del Futurismo, vale a dire Filippo Tommaso Marinetti. Lo spunto me lo ha offerto Gabriele Simongini, ben noto curatore e grande esperto della materia. Le cose stanno così. Ho ricevuto dalla Presidente del Maxxi, Emanuela Bruni, un invito alla presentazione di un libro di Emilio Settimelli dedicato a Marinetti. Tra gli oratori figuravano tre protagonisti di due miei documentari realizzati per la Rai: Francesca Barbi Marinetti e Gabriele Simongini, che (con la direttrice della Gnamc, Cristina Mazzantini) erano appunto i protagonisti del mio documentario su Futurismo. Con loro il grande Maestro Emilio Isgrò, al quale invece ho dedicato un documentario biografico. Tutte persone amiche e che stimo. Insomma, non potevo mancare.

E nel bel mezzo della presentazione ecco arrivare lo spunto. Simongini racconta di un sorprendente viaggio Londra – Palermo – Catanzaro di Marinetti e, citando il libro di Settimelli, racconta divertito il fatto che dopo un viaggio così lungo e massacrante e dopo una giornata di presentazioni, incontri e svaghi, Marinetti, nella sorpresa generale, anziché ritirarsi in albergo salutò tutti per raggiungere una segreta ed evidentemente irresistibile dama. Nessuno fino ad oggi ha saputo chi fosse la gentildonna. Beh, io lo so ed è arrivato il momento di rivelarlo. La signora in questione è una amica della mia famiglia. Era la madre di Bona de Seta, la migliore amica di mia nonna, Maria Antonietta Gentile De Fazio, che tutti chiamavano Tota. Sto parlando di Maria Elia De Seta Pignatelli, una nobildonna che incarnava una femminilità libera ed inconsueta per i suoi tempi, diventata essa stessa protagonista di quel mondo anticonformista e libertino animato da Gabriele d’Annunzio e appunto da Marinetti. Le proprietà dei de Seta in Calabria, sia a Sellia Marina che in Sila, confinavano con quelle dei miei nonni. Per questo le famiglie si frequentavano ed erano amiche.

Maria Elia era una donna veramente libera. Incredibilmente libera ed indipendente per i suoi tempi.  Anche per questo quando ritenne divorziò (e non si poteva fare) e scelse gli tutti uomini che voleva, compresi, tra gli altri, d’Annunzio e Marinetti. Questa donna affascinante ma poco narrata fu protagonista dell’élite culturale del Mezzogiorno tra le due guerre, intrecciando mondanità, arte e politica. Figlia dell’ammiraglio Giovanni Emanuele Elia (inventore delle torpedini da blocco e proprietario della splendida Villa Elia che oggi ai Parioli in Roma ospita la residenza dell’ambasciatore portoghese), sposò il marchese Giuseppe De Seta e nel 1919 si stabilì in Calabria, dove trasformò la sua villa in Sila – la “Torre dei Due Mari”, oggi “Torre della Marchesa” – in un vivace centro culturale.

Nel 1923 diresse la scuola di avviamento al lavoro di Catanzaro. Tra Palermo e Roma animò salotti frequentati da Guttuso, Alvaro, Marinetti e D’Annunzio, che la soprannominò “Silana Domina”. Nel 1937 organizzò a Palermo una delle prime mostre di arte contemporanea in Sicilia; Severini e Guttuso la ritrassero nello stesso anno. Separatasi dal marito, nel 1942, sposò il principe Valerio Pignatelli. Durante la guerra fu coinvolta in attività di intelligence filofasciste e per questo fu arrestata e condannata ma beneficiò dell’amnistia del 1946. Nel dopoguerra fondò il MIF, primo movimento del neofascismo italiano, impegnato nell’assistenza ai detenuti fascisti, ma fu anche tra le prime a sollevare il tema del riconoscimento del lavoro domestico. Nel 1966 pubblicò Introduzione alla Calabria e donò oltre 1.500 volumi alla Biblioteca di Catanzaro. Morì nel 1968 in un incidente stradale a Nicastro.

Perché ho raccontato questa storia? Non perché Maria Elia de Seta Pignatelli ebbe come amante Marinetti. Lo fu anche del gerarca fascista Michele Bianchi, di D’Annunzio e chi sa di quanti altri. L’ho raccontata perché per la sua generazione fu una donna di grande ispirazione. Io l’ho conosciuta poco di persona (ero troppo piccolo) ma molto attraverso i racconti di mia nonna e di sua figlia Bona, che per me era una seconda nonna. La raccontavano come una donna piena, curiosa, spavalda, indomita, colta, viaggiatrice. Che per i suoi principi corse rischi e fece errori che pagò tutti, anche con la galera. Una gran signora che sconvolse nobiltà e borghesia della sua epoca vivendo una vita fuori dagli schemi, realmente futurista.

Maria, oltre che di Bona, fu madre di Francesco, aviatore morto prematuramente in guerra, di Emanuele, bon vivant proverbiale, protagonista del jet set internazionale negli anni 60 e 70, amico caro di Carlo Caracciolo di Castagneto, e anche del grande documentarista Vittorio de Seta.

Ho raccontato questa storia perché come tanti futuristi più noti Maria Elia, con la sua vita sapida e diversa, con le sue battaglie talvolta folli, seppe influenzare intere generazioni di uomini e donne. Coloro che la conobbero le riconobbero un modo di fare e di essere che certo non apparteneva alle donne di inizio ‘900. Alla fine, si può dire che come Marinetti, anche Maria Elia, a suo modo, è stata un acceleratore di modernità e parte di quell”organismo elettrico” che accese la vita di tanti futuristi.