Cinquecento opere d’arte falsamente attribuite a Francis Bacon, tra dipinti, disegni e pastelli, sono state sequestrate a Bologna in una delle più vaste operazioni internazionali contro la contraffazione pittorica contemporanea. Il provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal giudice per le indagini preliminari Gianluca Petragnani Gelosi su richiesta dei pubblici ministeri Antonello Gustapane ed Elena Caruso, è il culmine di una complessa indagine che vede sette persone indagate, cinque delle quali colpite da misure cautelari. Le accuse contestate a vario titolo spaziano dall’associazione a delinquere finalizzata alla messa in circolazione di beni d’arte contraffatti, fino alla truffa aggravata e all’autoriciclaggio. Contestualmente ai lavori grafici, i militari hanno confiscato disponibilità finanziarie e patrimoniali per un valore superiore a tre milioni di euro.

L’inchiesta affonda le radici in una convergenza investigativa tra il nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale e la Guardia di finanza, avviata a maggio 2018 nell’ambito dell’operazione Paloma. Il primo filone ha preso il via dall’individuazione di due disegni recanti la firma del maestro irlandese, custoditi da un collezionista bolognese già noto alle forze dell’ordine. L’indagato ha tentato di accreditare la collezione sostenendo di aver ricevuto l’intero corpus di opere in dono direttamente dall’artista prima della sua scomparsa, avvenuta a Madrid nel 1992. I successivi esami scientifici e chimici sui pigmenti e sui supporti cartacei hanno però smentito la versione, dimostrando che i materiali impiegati erano di epoca successiva alla morte del pittore. La stessa Francis Bacon Estate di Londra ha escluso categoricamente l’autenticità dei pezzi.

Mentre gli accertamenti tecnici confermavano la falsità dei lotti, gli investigatori della Guardia di finanza hanno ricostruito i flussi finanziari transnazionali legati alla commercializzazione delle opere, vendute a prezzi compresi tra i duecentomila e i seicentomila euro ciascuna. Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema fraudolento si fondava sulla costruzione di una filiera apparentemente legittima, capace di coinvolgere intermediari, società estere e canali di vendita internazionali per conferire alle opere una falsa provenienza e accreditarne artificiosamente l’autenticità sul mercato. Il sodalizio criminoso, che comprendeva anche mediatori operanti tra Bologna e Treviso, si avvaleva di una società schermo con sede legale nel Regno Unito per ostacolare l’identificazione dell’origine illecita dei profitti.
Il denaro accumulato veniva quindi ripulito e ricollocato sui mercati attraverso transazioni finanziarie estere che coinvolgevano aziende con sede in Spagna e Polonia, in un articolato meccanismo di riciclaggio e contraffazione finalizzato al reinvestimento dei proventi illeciti nel mercato dell’arte e in altre attività economiche. Le indagini hanno inoltre accertato che diverse opere sequestrate erano già state inserite in circuiti espositivi e mostre nazionali prima dell’intervento definitivo delle autorità, contribuendo ulteriormente a consolidarne una parvenza di autenticità.
Il caso più noto di un furto di Bacon risale al 2015
Nel 2015 Francis Bacon è stato al centro di uno dei più clamorosi furti d’arte degli ultimi anni. Cinque dipinti dell’artista britannico furono rubati da un appartamento privato nel centro di Madrid, in Spagna, appartenente a José Capelo, amico ed ex compagno di Bacon. Il valore complessivo delle opere era stimato intorno ai 25-30 milioni di euro. Il furto avvenne nel giugno 2015 in un elegante edificio nei pressi del Real Jardín Botánico, mentre il proprietario si trovava fuori città. Secondo gli investigatori, i ladri riuscirono a entrare senza lasciare segni evidenti di effrazione, alimentando il sospetto di un’operazione pianificata con grande precisione.

Negli anni successivi la polizia spagnola ha recuperato parte delle opere e arrestato diversi membri della rete criminale coinvolta nel traffico internazionale dei dipinti. Alcuni quadri, però, sono rimasti a lungo irreperibili. Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un circuito clandestino specializzato nella movimentazione di opere d’arte di altissimo valore destinate al mercato nero internazionale. Il caso ha avuto enorme risonanza anche perché Bacon è uno degli artisti più quotati del Novecento: le sue opere raggiungono cifre record nelle aste internazionali, rendendole bersagli privilegiati di furti e traffici illeciti.



