Nel cuore di Milano, il Toro rampante rappresentato sul pavimento della galleria Vittorio Emanuele II è di nuovo circondato da un piccolo cantiere per svolgere un intervento causato da un’usura lenta e costante, parte di un rituale che ormai è diventato parte integrante dell’esperienza della città.
Ogni giorno infatti, quel mosaico diventa palcoscenico di una piccola performance: i visitatori si fermano, poggiano il tallone sui genitali del toro e compiono tre piccole giravolte portafortuna. Un gesto semplice, apparentemente innocuo, che con il passare degli anni ha trasformato un’opera statica in superficie “viva”, continuamente riattivata dal contatto umano e quindi, destinata a consumarsi. È in questo contesto che si inseriscono i nuovi lavori per il restauro, che interverrà sulle tessere rovinate del mosaico per sostituirle con dei nuovi frammenti realizzati secondo il disegno originario. Un intervento che cerca di ricucire una superficie che viene continuamente riscritta dal passaggio delle persone.

Ed è proprio in questo continuo alternarsi tra conservazione e consumo che nasce una tensione romantica e quasi paradossale. Da un lato queste opere vivono perché vengono toccate e rese parte di un rituale collettivo; dall’altro, sono proprio quelle carezze e quei baci a trasformarle. Quello che nasce come un gesto folkloristico diventa una forza concreta, capace di incidere sulle opere e consumarle nel momento stesso in cui le celebra. Un equilibrio fragile che accomuna molte statue in Italia, tutte segnate dal semplice desiderio umano di liberarsi dalla sfortuna.

Il Porcellino a Firenze
A Firenze, sotto la Loggia del Mercato Nuovo, la Fontana del Porcellino è diventata nel tempo uno di quei luoghi in cui la storia dell’arte si intreccia con la scaramanzia quotidiana. L’opera nasce da un modello marmoreo arrivato in città nel 1560 come dono di papa Pio IV a Cosimo I de’ Medici. A metà Seicento sarà poi Ferdinando II de’ Medici a trasformarla in una fontana, pensata per offrire acqua ai mercanti e animare la vita del mercato. Col tempo, però, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, la funzione originaria ha lasciato spazio a un rituale sempre più radicato. Strofinare il muso del cinghiale è diventato un gesto di buon auspicio, a cui si è aggiunta la tradizione di far scivolare una moneta dalla sua bocca verso la grata sottostante: se la moneta entra, allora il ritorno a Firenze è considerato assicurato.
Un’usanza che ha trasformato lentamente la superficie del bronzo, levigata e consumata, fino a spingere il comune di Firenze a sostituire l’originale con una copia. La nuova versione, però, conserva i segni e le tracce della precedente, come se custodisse la memoria di un rito condiviso da milioni di persone che si sono fermate ad accarezzare il muso del Porcellino e a lasciargli un desiderio di fortuna.

La statua di Giulietta a Verona
A Verona, la statua di Giulietta Capuleti condivide uno stesso destino, pur nato da una motivazione diversa. Figura simbolo dell’amore romantico assoluto e della passione più pura, Giulietta è diventata nel tempo un’icona a cui si rivolgono soprattutto i più giovani, in cerca di un frammento di quella stessa intensità raccontata da Shakespeare. Le mani dei turisti si posano sul suo seno destro, come se quel contatto potesse trasmettere anche solo un riflesso del suo amore immortale. Una consuetudine così radicata da aver portato, nel 2014, alla sostituzione della statua: il contatto continuo dei visitatori aveva infatti provocato crepe e segni evidenti di usura. Proprio in quelle fessure sono stati ritrovati biglietti e lettere d’amore lasciati dai visitatori, trasformando la statua in un archivio di desideri.

La statua che tutti vogliono baciare
A Ravenna, la statua di Guidarello Guidarelli ha conosciuto una vicenda diversa, segnata da un sottile intreccio tra storia e leggenda. Negli anni Trenta, il cavaliere venne prestato per una mostra a Parigi e, al suo ritorno, mostrava segni inattesi: una crepa sul piede destro e una superficie alterata, come se fosse stata toccata da mani estranee durante l’esposizione. Da quel momento, si diffuse la voce che fosse tornato da Parigi segnato dal rossetto delle visitatrici che ne avevano sfiorato le labbra, e da lì prese forma la credenza che chi lo baciasse si sarebbe sposato entro l’anno.
Una narrazione che si consolidò nel tempo, alimentata anche da riviste popolari, fino a rendere necessarie misure sempre più rigide di protezione, al punto da arrivare alla sua temporanea rimozione e alla sostituzione con una copia. Oggi, dopo il restauro, il Guidarello è nuovamente visibile ma protetto, mantenuto a distanza dal pubblico.



