Nella provincia lombarda si inaugura la quarta edizione dell’art week di Cremona, con un un nuovo itinerario che unisce, in un reticolato storico-artistico, l’arte contemporanea ed il patrimonio della città. Per il 2026, a quattro anni dal debutto nel 2023, Cremona riconferma Cremona Contemporanea dal 23 al 31 maggio come l’appuntamento istituzionale più importante per l’arte della città, che quest’anno più che mai si prepara ad aprire le porte a 20 artisti nazionali e non, chiamati a rivedere il paesaggio urbano, gli spazi pubblici esterni ed interni, costruendo un collegamento ideale tra eredità e futuro.



I 20 nomi sono: Davide Allieri, Aubrit e Beillard, Miriam Cahn, Roberto de Pinto, Linda Fregni Nagler, Francesca Grilli, Jelena Jureša, Lina Lapelyte, Emma Masut, Jimmy Milani, Valerio Nicolai, Mattia Pajé, Albert Pinya, Gio’ Pomodoro, Giulia Poppi, Sara Ravelli, Martina Rota, Marinella Senatore, Lorenzo Scotto di Luzio, Federico Tosi. La curatrice, Rossella Farinotti presenta così il progetto: <<un viaggio tra le rovine di Cremona come valorizzazione del paesaggio contemporaneo che cresce sotto gli occhi dei suoi cittadini e dei suoi visitatori e che si concede al linguaggio artistico come un foglio bianco da riempire’’. L’itinerario, che si presenta come un percorso tra i simboli della città, toccando il Palazzo del Comune, la Cattedrale di Santa Maria Assunta ed il Palazzo Vescovile per citare le prime tre di quindici tappe , ha un doppio obiettivo: turistico, di scoperta del vasto patrimonio storico, e artistico, di riscoperta del valore contenutistico dell’arte.

Ad inaugurare il percorso un ospite d’onore, che succede Maurizio Cattelan del 2025, e che firma l’installazione presente in una delle braccia della Cattedrale: Marinella Senatore ed il suo sole di led, i cui raggi sono frasi tradotte in più lingue, che illuminano, come una luminaria, le volte della Cattedrale. Un gioco di luci che continua tra le sale del Palazzo Stanga Trecco che accoglie i lavori multidimensionali di alcuni artisti della scena nazionale, tra composizioni lignee, vetri intagliati e medium digitali. Al contrario, la luce si fa più debole nel bunker di Via Grado 19, dove l’opera di Davide Allieri a forma di embrione appeso, illumina lo spazio austero del rifugio roccioso per la prima volta aperto al pubblico. Scultoree come il lavoro di Giò Pomodoro, grande nome che spicca nel programma espositivo con le sue opere in fibra di vetro realizzate tra gli anni Cinquanta e i primi del Sessanta, le nuvole di Giulia Poppi e le micro figure umane di Mattia Pajé. Forme e figure, che si rivelano ricorrenti lungo il percorso, abitano il monastero Corpus Domini: dalla farfalla separata in due lastre di vetro di Martina Rota alle creature del duo Aubrit-Beillard, per poi passare per la seconda installazione, una luminaria tra le piante del monastero, di Marinella Senatore che rompe la sacralità dello spazio in rovina con led soffusi.




Sacro e quotidiano si incontrano negli spazi della Chiesa di Santi Marcellino e Pietro, con l’opera sonora di Lorenzo Scotto di Luzio: una voce meccanica che richiama all’attenzione i passeggeri di una stazione e che contribuisce a dissacrare la natura religiosa dello spazio ospitante invitando a riflettere sul concetto di transito. Rientra nell’itinerario la tappa a Pallazo Frodi, storica dimora nobiliare che ospita il progetto Dopo il richiamo a cura di Nicola Ricciardi, professore all’accademia Naba dalla quale seleziona tre giovani artisti, Olmo Erba, Eleonora Molignani, Roberta Picchi, e li invita ad esporre nel salone d’entrata dove vi si scorge un tema faunistico comune. Così la geografia cremonese per la quarta volta rivede le sue strade, che sembrano non più congiungere palazzi ma idee e ragionamenti a forma d’arte. Cremona si veste di una nuova architettura multifunzionale che si inserisce di diritto nel calendario artistico internazionale.


