IA, scoppia il dibattito per la foto “rielaborata” di Ansel Adams

Il gallerista responsabile ha definito l'azione come legittima, mentre la fondazione di Adams ha denunciato l'uso improprio della sua fotografia

Una versione a colori della celebre fotografia di Ansel Adams Moonrise, Hernandez, New Mexico del 1941, presentata dalla galleria newyorkese Danziger alla fiera internazionale di Aipad (Association of International Photography Art Dealers) , ha acceso una forte polemica nel mondo dell’arte e della fotografia. L’opera, generata con l’intelligenza artificiale, era stata proposta in vendita in edizioni limitate – con prezzi compresi tra 6.000 e 10.000 dollari – come reinterpretazione digitale di uno degli scatti più noti del fotografo americano.

La loro presentazione in fiera ha fin da subito attirato l’attenzione della comunità artistica e della fondazione che gestisce i diritti e l’eredità di Adams, che ha condannato pubblicamente l’iniziativa. Secondo la fondazione, il nome dell’artista e la sua fotografia sarebbero stati utilizzati senza autorizzazione, e l’operazione sarebbe avvenuta senza alcun coinvolgimento o comunicazione preventiva. Nel loro intervento, i responsabili dell’archivio hanno sottolineato che il problema non riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale in sé, ma il fatto che un’opera così riconoscibile sia stata rielaborata e commercializzata sfruttando la reputazione dell’autore senza consenso. Per questo motivo hanno chiesto la rimozione del lavoro dalla fiera, denunciando una violazione dei diritti morali legati all’eredità dell’artista.

Il gallerista James Danziger ha difeso con fermezza la propria scelta, sostenendo che la fotografia originale appartiene ormai al pubblico dominio e che, di conseguenza, la sua rielaborazione sarebbe perfettamente legittima. Ha raccontato il progetto come un esercizio di esplorazione creativa, nato dalla volontà di capire come l’intelligenza artificiale potesse rileggere un capolavoro della storia della fotografia e, in un certo senso, provare a immaginare di nuovo lo sguardo di Adams nel momento esatto dello scatto. L’immagine, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stata inizialmente generata tramite un prompt testuale e poi progressivamente raffinata attraverso interventi successivi di fotoritocco digitale, fino a ottenere le versioni finali poi esposte e messe in vendita.

Da quel momento però, la vicenda ha smesso di essere un semplice esperimento, trasformandosi in un caso divisivo. Nel giro di pochi giorni, fotografi, critici e professionisti del settore si sono schierati in due fazioni opposte, tra chi vede nell’operazione una possibile evoluzione del linguaggio visivo e chi invece la considera una forzatura. Molti hanno infatti sottolineato come questo gesto, anche se legale, non è necessariamente anche eticamente accettabile, soprattutto quando l’intervento riguarda un’opera ormai radicata nell’immaginario collettivo. David Kennerly, fotografo, amico e collaboratore della fondazione di Adams, ha lasciato un commento su Instagram definendo la vicenda come “irrispettosa e fuori luogo”, aggiungendo che l’artista avrebbe detestato questa “brutta copia” di una delle sue opere più iconiche.

Nel frattempo, l’associazione Aipad ha scelto di intervenire con cautela, consapevole della delicatezza del caso. In una dichiarazione rilasciata a The Art Newspaper, l’organizzazione ha riconosciuto il potere dell’AI nel ridefinire rapidamente i confini delle pratiche artistiche, annunciando l’avvio di un processo di revisione delle proprie linee guida etiche, che per la prima volta includeranno una sezione specifica dedicata all’uso di queste tecnologie.

 In questa prospettiva, il caso di Moonrise, Hernandez, New Mexico, si trasforma in un segnale di un cambiamento molto più profondo e radicale, in cui il rapporto tra autore, immagine e tecnologia appare sempre più complesso e difficile da definire con regole univoche. Nell’era digitale, dove tutto è condiviso, chi possiede veramente una foto? Dove si trova il confine tra appropriazione e omaggio? E quale spazio resta alla responsabilità artistica quando strumenti tecnologici sempre più autonomi sono in grado di generare e trasformare le immagini?