L’eccezionale stagione di Performing Arts mette in dialogo le arti performative con le grandi mostre dell’estate, in un progetto pensato come un’esperienza da vivere, percepire, osservare, immaginare e scoprire. Dall’universo monumentale di Louise Nevelson, tra le maggiori scultrici del Novecento, fino alla grande retrospettiva dedicata al pittore e scultore François Morellet, Performing Arts accompagna il pubblico in un percorso tra arte, corpo e spazio.
La programmazione eclettica alterna concerti, performance e creazioni coreografiche, riunendo figure di rilievo della scena internazionale. Il festival invita il pubblico a riscoprire il museo sotto una nuova luce, tra suono, luce e immagini in movimento. Il momento centrale della stagione è il ritorno atteso di Trajal Harrell, tra i coreografi più affascinanti della sua generazione, che propone un’interpretazione contemporanea del leggendario Köln Concert di Keith Jarrett. Accanto a lui, artisti e musicisti di primo piano, tra cui Melaine Dalibert e Marco Perego con Invisible Mountain, contribuiscono a fare del Centre Pompidou-Metz un luogo di esperienze collettive e partecipative, aperto a tutti i pubblici per tutta l’estate.

Un’estate tra danza, cinema, musica e performance
Il programma estivo del Centre Pompidou-Metz propone una stagione ricca ed eclettica, in cui cinema, danza, concerti e performance trasformano il museo in uno spazio vivo, attraversato da esperienze collettive e sensoriali. Il cinema all’aperto apre la programmazione con opere emblematiche proiettate al Triangle Nord. I 400 colpi di François Truffaut racconta la deriva di un adolescente in conflitto con la famiglia e la scuola, mentre Un giorno di ordinaria follia di Harold Ramis sviluppa una riflessione sul tempo e la ripetizione attraverso la storia di un uomo costretto a rivivere sempre la stessa giornata. Le proiezioni gratuite, accompagnate da foodtruck, rendono il cinema un momento conviviale e aperto a tutti i pubblici.
La danza occupa un ruolo centrale nella stagione. Una visita danzata ideata dalla coreografa Aurélie Gandit invita a riscoprire le opere e le esposizioni del museo attraverso il movimento, trasformando il corpo in uno strumento di accesso e lettura. Accanto a questo, Lamentation della Martha Graham Dance Company, interpretata da Marzia Memoli, reinterpreta un capolavoro del repertorio modernista in cui il corpo diventa scultura vivente, tensione e materia espressiva in dialogo con la storia dell’arte.
La musica e la performance ampliano ulteriormente il campo dell’esperienza. Il pianista Melaine Dalibert presenta il concerto Affinità sistematiche, omaggio a François Morellet, in cui musica minimale e processi algoritmici si intrecciano in una scrittura fondata sulla variazione e sulla struttura. In un altro registro, Trajal Harrell propone con lo Zürich Dance Ensemble una rilettura contemporanea del leggendario Köln Concert di Keith Jarrett, intrecciando danza, voguing, teatro nô e riferimenti pittorici in una partitura coreografica in cui i corpi si trasformano in musica visiva.
Infine, la programmazione si apre a forme immersive e sperimentali con The Being, creazione del collettivo Invisible Mountain in collaborazione con Marco Perego. Il progetto esplora suono, vibrazione e stati di coscienza come materia di un’esperienza collettiva, tra installazione e rito contemporaneo, e si conclude con un momento di incontro con gli artisti e la presentazione di un vinile in edizione limitata. Nel complesso, la stagione costruisce un paesaggio di esperienze in cui le discipline si intrecciano e si rispondono, trasformando il museo in un luogo di sperimentazione aperto, dove il pubblico è invitato a vedere, ascoltare e percepire in modo nuovo.


