Performing Arts: l’estate 2026 al Centre Pompidou-Metz

Nell’estate 2026, il Centre Pompidou-Metz si trasforma in una scena vivente, dove danza, musica e performance abitano le gallerie, il Forum e gli spazi del museo

L’eccezionale stagione di Performing Arts mette in dialogo le arti performative con le grandi mostre dell’estate, in un progetto pensato come un’esperienza da vivere, percepire, osservare, immaginare e scoprire. Dall’universo monumentale di Louise Nevelson, tra le maggiori scultrici del Novecento, fino alla grande retrospettiva dedicata al pittore e scultore François Morellet, Performing Arts accompagna il pubblico in un percorso tra arte, corpo e spazio.

La programmazione eclettica alterna concerti, performance e creazioni coreografiche, riunendo figure di rilievo della scena internazionale. Il festival invita il pubblico a riscoprire il museo sotto una nuova luce, tra suono, luce e immagini in movimento. Il momento centrale della stagione è il ritorno atteso di Trajal Harrell, tra i coreografi più affascinanti della sua generazione, che propone un’interpretazione contemporanea del leggendario Köln Concert di Keith Jarrett. Accanto a lui, artisti e musicisti di primo piano, tra cui Melaine Dalibert e Marco Perego con Invisible Mountain, contribuiscono a fare del Centre Pompidou-Metz un luogo di esperienze collettive e partecipative, aperto a tutti i pubblici per tutta l’estate.

Un’estate tra danza, cinema, musica e performance

Il programma estivo del Centre Pompidou-Metz propone una stagione ricca ed eclettica, in cui cinema, danza, concerti e performance trasformano il museo in uno spazio vivo, attraversato da esperienze collettive e sensoriali. Il cinema all’aperto apre la programmazione con opere emblematiche proiettate al Triangle Nord. I 400 colpi di François Truffaut racconta la deriva di un adolescente in conflitto con la famiglia e la scuola, mentre Un giorno di ordinaria follia di Harold Ramis sviluppa una riflessione sul tempo e la ripetizione attraverso la storia di un uomo costretto a rivivere sempre la stessa giornata. Le proiezioni gratuite, accompagnate da foodtruck, rendono il cinema un momento conviviale e aperto a tutti i pubblici.

La danza occupa un ruolo centrale nella stagione. Una visita danzata ideata dalla coreografa Aurélie Gandit invita a riscoprire le opere e le esposizioni del museo attraverso il movimento, trasformando il corpo in uno strumento di accesso e lettura. Accanto a questo, Lamentation della Martha Graham Dance Company, interpretata da Marzia Memoli, reinterpreta un capolavoro del repertorio modernista in cui il corpo diventa scultura vivente, tensione e materia espressiva in dialogo con la storia dell’arte.

La musica e la performance ampliano ulteriormente il campo dell’esperienza. Il pianista Melaine Dalibert presenta il concerto Affinità sistematiche, omaggio a François Morellet, in cui musica minimale e processi algoritmici si intrecciano in una scrittura fondata sulla variazione e sulla struttura. In un altro registro, Trajal Harrell propone con lo Zürich Dance Ensemble una rilettura contemporanea del leggendario Köln Concert di Keith Jarrett, intrecciando danza, voguing, teatro nô e riferimenti pittorici in una partitura coreografica in cui i corpi si trasformano in musica visiva.

Infine, la programmazione si apre a forme immersive e sperimentali con The Being, creazione del collettivo Invisible Mountain in collaborazione con Marco Perego. Il progetto esplora suono, vibrazione e stati di coscienza come materia di un’esperienza collettiva, tra installazione e rito contemporaneo, e si conclude con un momento di incontro con gli artisti e la presentazione di un vinile in edizione limitata. Nel complesso, la stagione costruisce un paesaggio di esperienze in cui le discipline si intrecciano e si rispondono, trasformando il museo in un luogo di sperimentazione aperto, dove il pubblico è invitato a vedere, ascoltare e percepire in modo nuovo.