Joseph Beuys credeva nella totale sovrapposizione tra arte e vita. “Ognuno di noi è un’artista. Non solo i pittori, gli scultori, i musicisti. Ognuno di noi ha l’abilità di vedere, di sentire, di soffrire”. E così, un pezzo di cartone viene colorato e tagliato per diventare parte della prima composizione di Laura. Poi inizia a “ricalcare” elementi vari, mettendo la carta su vari supporti in rilievo, una targa di motorino o un numero civico, per poi ripassarli con acquerelli a stick.



Ricalca tutto, tutto meno un tombino….Poi inizia a stendere e mischiare colori con pastelli ad olio sulle carte. Nascono orizzonti tra mare e cielo, confini con una grande sensazione di apertura, che improvvisamente possono diventare muro e, in alcuni casi buco nero. Dipende dal suo stato d’animo: li dipinge, poi li guarda e alle volte li capovolge. E cerca sempre l’errore, una piccola sbavatura di pastello che darebbe un senso di continuazione lungo il confine, è una macchia del tutto insopportabile.


Le linee di confine nel corso del tempo diventano sempre più sottili, si trasformano in pallini, piccoli buchi fatti uno ad uno con lo spillo su cartoline che hanno uno sfondo creato con una combinazione di pastelli ad olio e pastelli a secco; e alla fine si trasformano in vere e proprie trame di un tessuto dai disegni ipnotici. Nessuna opera di Laura ha un titolo, parla il colore, si percepisce se il pastello o l’acquerello stick è stato passato sulla carta con più o meno pressione, più o meno passione, più o meno rabbia. Questo fa parte del suo linguaggio che raffigura e trasmette nei suoi lavori. L’avevo conosciuta in bianco e nero, la ritrovo a colori, oltretutto. Nel frammento 182 della poetessa Saffo si legge ‘… che io possa andare oltre’. Oltre tutto.



