Un granello di sabbia nell’occhio, che dà fastidio. Dusty Eye, un progetto corale che nasce nel 2010 a Padova dedicandosi a fotografia horror, scene splatter e grottesche, ma sempre all’insegna della massima ironia nell’ambito dell’arte contemporanea, con una prima installazione La maniglia della prospettiva totale che entra nella collezione della GNAMC. Allora forse tanto fastidio non dà.
Incontro Dusty Eye in Piazza Affari ai piedi di L.O.V.E. di Cattelan e passeggiando alla cieca finiamo in un bar dove un tempo avvenivano gli scambi del mercato secondario della Borsa di Milano, senza avere davanti dita medie con strani acronimi. Ma un tempo quando? Non si capisce, anzi sì, siamo nel Pluritempo. Un giorno fuori dal Cronostudio di Dusty Eye un anonimo lascia un braccialetto, un telecomando e un cartoncino con delle istruzioni, tre componenti di una vera e propria macchina del tempo che li porta direttamente nella Roma del 2379.

Tre corpi, L1P5, bAsIC e LogoS, tre identità disgiunte che grazie a un grande esercizio di diplomazia si incontrano con una quarta mente, con tante esperienze di vita, memorie, indizi che portano a N.44 V864.962, il Primo Androide Emotivamente Avanzato, che il 21 aprile 2410 resettandosi diventa il cybercane multidimensionale Maxtor, con una sua coscienza e una sua memoria (che una volta appartenevano a N. 44), ma soprattutto dotato di una capacità di muoversi nel Pluritempo.
E qui si rivela l’anonimo che aveva lasciato fuori dal Cronostudio la macchina del tempo: è il Connettore, che esiste solo grazie a Maxtor. Ma quello stesso giorno (21 aprile 2410) il cybercane scompare. «Ed ecco l’amaro paradosso!”, spiega il Connettore – aver intuito parzialmente la struttura del Pluritempo e dei suoi corridoi, ma non comprenderlo a sufficienza per ritrovare Maxtor al suo interno».

Un vero e proprio fenomeno di canalizzazione, sessanta artisti che partecipano alla creazione di N. 44, Maxtor e il Connettore, una connessione del tutto fortuita che “funziona” fintanto che non intervenga il Pluritempo a far saltare l’equilibrio ciclico. E così accade: il Connettore vive i suoi primi sedici secondi della sua esistenza corale, sedici secondi in cui nasce l’idea, ma passati quei 16 secondi inizia in tutti i modi a cercare di trasformare l’idea in parole, ma più prova e riprova più la impoverisce, ancor più quando cerca di dialogare e interloquire con gli altri. Una vita lunga 269 anni, passati a tentare e ritentare di raccontare la connessione all’altro, in una lunga serie di dialoghi con persone, animali, entità di ogni tipo, tra cui una banca, la Glomegal Bank.
E dall’incontro tra Connettore e Glomegal Bank nasce Ukron, il nuovo conio in vigore dall’anno 2504, pari a € 1123,58, con banconote da 20, 50 e 100 Ukron con in effige tre personaggi che si aggirano nel Pluritempo: N44, Maxtor e il Connettore, e tanto di caveat di ChatGPT (Nota importante: questo “tasso di cambio” non è un valore ufficiale o riconosciuto finanziariamente nel mondo reale, ma parte della narrazione del progetto artistico dei Dusty Eye).

Dalla macchina del tempo al cogitoforo, un apparecchio che Dusty Eye trova nel ceppo di un albero a Dergano il 32.12.2024. Si deve accendere alle 4.44 di ogni giorno di plenilunio per sintonizzarsi qualche secondo in quel flusso di multicoscienza del Connettore che dura 16 secondi per captare un qualche stralcio di concetto. «Immagina una mente collettiva che per sedici secondi avvia un intenso scambio d’idee. Immagina una mente collettiva che nell’anno 2410 dibatte internamente per oltre un quarto di minuto». È il punto di incontro tra sapiens e intelligenza artificiale, nasce un’opera creata dalla collaborazione tra artista e algoritmo. Un’opera che nel 2504 pagheremo con la sola valuta ancora in corso: l’Ukron.



