Una confettiera di cristallo di Boemia, un oggetto prezioso a centro tavola nella sala da pranzo di una casa nelle campagne della Ciociaria. Un oggetto prezioso, tipico regalo importante di matrimonio, guai anche solo a sfiorarlo. Quando i raggi del sole colpiscono il cristallo, nel soggiorno si creano giochi di luce tra prisma e arcobaleni.
Un giorno la confettiera si rompe e viene messa in uno scatolone, perde la sua posizione a centro tavola, perde la sua preziosità. Ma in un attimo la ritrova. Roberta la disegna, nel suo stile iperrealista, una perfetta “riproduzione” a matita su carta, realizzata in tre mesi. La confettiera diventa un’opera d’arte, Empatia – Oggetto smarrito, parte della serie Pandora.

Ora la confettiera è ancora più preziosa, o meglio preziosa in modo diverso. «Speranza, Sogni, Empatia: smarrire queste capacità significherebbe perdere la nostra più intima essenza di Esseri Umani», spiega Roberta. «Se Pandora, nel mito, scoprì che sul fondo del vaso era rimasta Speranza, io con questi lavori ho invitato ognuno a rintracciare, tra riflessi e trasparenze, la propria Speranza, i propri Sogni e l’Empatia verso l’altro».
Speranza, Sogni, Empatia sono i protagonisti del progetto artistico, ideato e realizzato da Roberta e curato da Beatriz Leal Riesco, Sola li rimase Speranza inserito nel programma del progetto di più ampio respiro “MACRO Asilo” di Giorgio De Finis che nel 2019 si è realizzato nel Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO): il disegno Empatia – Oggetto smarrito da un lato, la confettiera (i.e. oggetto rotto …) sotto una teca, un’azione collettiva in cui ognuno è invitato a rispondere alla domanda “Di cosa è fatta la Speranza?”, lasciando un biglietto nella confettiera diventando cosi di fatto coautore dell’opera esposta.




A fine evento, come atto di restituzione Roberta insieme ai bambini in sala apre la teca e i biglietti raccolti vengono donati a tutte le persone presenti nel museo. Sul suo biglietto Roberta ha scritto “EMPATIA”, sul biglietto che riceve, estratto a sorte dalla confettiera, trova “ANDARE A MANGIARE A McDONALDS”.
Anche questo è il bello dell’arte partecipativa e della creazione collettiva di un’opera: centottanta persone hanno contribuito al lavoro di Roberta, tra cui le artiste Tommaso Binga, Paola Romoli Venturi e Silvia Stucky che, racconta Roberta, la hanno sin dall’inizio incoraggiata e sostenuta nella realizzazione del suo progetto artistico per il MACRO.
Empatia – Oggetto smarrito è una delle opere esposte nell’evento “24 Women for Peace”, tenutosi da Spazio Mimesis nell’ambito di RAW for Peace lo scorso 24 aprile 2026.

Roberta Maola è un’artista visiva, allieva di Mario Di Girolamo, alias Gimar, Lindo Fiore e Rita Mele, si è formata artisticamente presso l’Istituto Statale d’Arte “A. Valente” di Sora, ha poi approfondito studi in psicologia e grafica. Dal 2013 si dedica completamente all’arte visiva, attraverso uno stile iperrealista, utilizza il disegno a matita su carta come medium privilegiato per indagare la percezione, l’identità e il paesaggio interiore della mente, sviluppando un linguaggio tecnico, raffinato e al tempo stesso profondamente concettuale. Le sue opere, spesso costruite attraverso trasparenze, vetri, ampolle e spazi sospesi, evocano una dimensione di attesa, riflessione e silenzio interiore.
L’iperrealismo di Maola non si limita alla resa tecnica, ma diventa strumento per indagare stati mentali, dinamiche affettive e tensioni percettive. Ha preso parte a numerose esposizioni e progetti artistici in contesti pubblici e indipendenti. Tra i più rilevanti si segnalano Glass Ceiling (La Vaccheria – Roma Capitale, 2025); Sola lì rimase Speranza (MACRO, Roma, 2019), installazione partecipativa che ha coinvolto circa 200 persone nella costruzione collettiva di un’idea di speranza attiva; Umanità Dispersa (Archivio Menna/Binga, Roma, 2018) e Natura Bianca (Interno 14 – Spazio AIAC, Roma, 2017). Alcune sue opere sono presenti in esposizione permanente presso istituzioni pubbliche: tra queste la Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea Antonio Sapone (Gaeta); il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove (Roma); due opere conservate nella collezione dell’Archivio Menna/Binga (Fondazione Filiberto e Bianca Menna) e un disegno acquisito dalla Biblioteca Vallicelliana di Roma.
Le sue opere sono state pubblicate in cataloghi, riviste, giornali e copertine di libri, attirando l’attenzione di molti critici e artisti. Tra questi hanno scritto sul suo lavoro: Cesare Biasini Selvaggi, Giulia Del Papa, Roberto Gramiccia, Beatriz Leal Riesco, Simona Marani, Barbara Martusciello, Sarah Palermo, Claudia Quintieri, Raffaella Rinaldi, Ludovica Telesca e Paola Valori, Giorgia Venturini. Vive e lavora a Roma, dove continua la sua ricerca sul rapporto tra materia, visione e interiorità.

info: robertamaola.com


