Il National Art Museum of Ukraine (NAMU), il più importante museo d’arte del Paese, è tra gli edifici danneggiati durante il massiccio attacco missilistico e con droni lanciato dalla Russia contro Kyiv nella notte tra il 23 e il 24 maggio. L’esplosione ha investito il centro della capitale causando vittime, centinaia di feriti e danni diffusi a infrastrutture civili e culturali. Secondo quanto riferito dal museo stesso e dai media ucraini, l’onda d’urto ha colpito l’edificio storico progettato da Vladislav Gorodetsky, monumento architettonico nazionale e sede di una delle più vaste collezioni d’arte ucraina al mondo. Le opere sarebbero state messe in sicurezza, ma la struttura ha riportato danni che hanno costretto la direzione alla chiusura a tempo indeterminato.

Il bombardamento rientra in una delle offensive più pesanti degli ultimi mesi: secondo l’aeronautica ucraina, Mosca avrebbe lanciato circa 90 missili e 600 droni contro Kyiv e altre città ucraine. Tra gli obiettivi colpiti figurano edifici residenziali, scuole, impianti idrici e diversi luoghi della cultura. Oltre al NAMU, sono stati danneggiati anche il National Chornobyl Museum, teatri e archivi cittadini. Il Ministero della Cultura ucraino ha parlato apertamente di un attacco contro il patrimonio culturale nazionale, mentre operatori museali e storici dell’arte denunciano una progressiva escalation contro i simboli dell’identità ucraina.



Fondato alla fine dell’Ottocento, il National Art Museum of Ukraine conserva oltre 40mila opere, dalle icone medievali all’arte contemporanea. Dall’inizio dell’invasione russa, molte collezioni sono state evacuate più volte per proteggerle dai bombardamenti. Negli ultimi tre anni la distruzione del patrimonio culturale ucraino è diventata uno degli aspetti più drammatici del conflitto. Secondo diverse organizzazioni internazionali e associazioni museali, centinaia di siti culturali sono stati distrutti o danneggiati dall’inizio della guerra, mentre Kyiv accusa Mosca di portare avanti una vera e propria strategia di “genocidio culturale”.


