L’attività del World Monuments Fund in Italia ebbe origine in un periodo particolarmente difficile. Dopo la devastante alluvione che colpì Venezia nel 1966, con gravi danni a edifici storici, opere d’arte e archivi, il colonnello James Gray, fondatore dell’organizzazione, si adoperò per coordinare rapidamente risorse economiche internazionali e competenze tecniche a sostegno della città lagunare. Da quell’esperienza nacque il Comitato Venezia, attivo per circa dieci anni e divenuto un modello di intervento condiviso nella salvaguardia del patrimonio culturale, grazie anche al coinvolgimento delle realtà locali e all’introduzione di metodologie che avrebbero poi influenzato la conservazione a livello globale. Attraverso oltre trenta progetti realizzati a Venezia, il World Monuments Fund contribuì in modo decisivo alla tutela di edifici storici e opere d’arte, sviluppando strategie coordinate e partecipative ancora oggi considerate un riferimento internazionale nella gestione delle emergenze legate al patrimonio.
A partire da quel primo intervento, il WMF ha progressivamente ampliato la propria presenza in Italia, destinando oltre 23,5 milioni di dollari a 84 progetti di tutela e restauro distribuiti sul territorio nazionale, comprendendo siti archeologici, chiese, sinagoghe, musei e paesaggi culturali. L’attività si è estesa nel tempo dalle prime operazioni veneziane ad altre città italiane, con importanti campagne di conservazione a Roma, Firenze e in numerosi centri storici. Dal 2027, inoltre, il World Monuments Fund rafforzerà ulteriormente il proprio radicamento con l’apertura stabile di un ufficio in Italia. Il primo intervento, come annunciato dalla direttrice per l’Italia Fiorella Ballabio, riguarderà il ripristino dell’architettura originaria di uno spazio della casa museo milanese danneggiato dai bombardamenti del 1943.
Una nuova fase della presenza del World Monuments Fund in Italia
Il World Monuments Fund (WMF) ha annunciato l’apertura del suo ufficio italiano a Milano, segnando l’avvio di una nuova fase in uno dei rapporti più duraturi e significativi tra l’organizzazione e un singolo Paese. L’iniziativa rappresenta anche un ritorno simbolico in Italia, territorio che ha contribuito in modo decisivo alla nascita e allo sviluppo dell’istituzione, oltre a confermare il ruolo centrale della storica comunità italiana di restauratori, architetti e studiosi nella definizione degli standard internazionali di tutela del patrimonio culturale.
Con questa apertura, il WMF consolida ulteriormente la propria presenza nel Paese. Secondo la presidente Bénédicte de Montlaur, la scelta di Milano rafforza la capacità dell’organizzazione di sviluppare relazioni con partner italiani e di realizzare interventi su siti storici di rilievo, contribuendo al contempo a valorizzare il ruolo dell’Italia nella conservazione del patrimonio mondiale. A guidare il nuovo ufficio saranno Fiorella Ballabio, Presidente del Consiglio Consultivo del World Monuments Fund in Italia, e Silvia Beltrametti Krehbiel, Presidente del World Monuments Fund in Italia.
Il restauro del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli
Il primo progetto avviato dopo l’apertura del nuovo ufficio italiano riguarderà il Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli di Milano, indicato come vero e proprio banco di prova delle attività del World Monuments Fund in Italia. La sala, caratterizzata da un soffitto ligneo dorato, conserva ancora tracce di affreschi e decorazioni sopravvissute ai bombardamenti del 1943, ed è stata ricostruita negli anni Cinquanta per poi essere ulteriormente modificata negli anni Settanta.

Elemento centrale dell’innovazione museografica ottocentesca voluta dal collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli, il Salone dorato si inserisce in un progetto più ampio di casa museo pensata come spazio armonico dal punto di vista architettonico e artistico per accogliere capolavori rinascimentali. Fin dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, la dimora fu concepita come un laboratorio creativo, in cui linguaggi stilistici e tecniche ispirate al passato trasformavano le sale in raffinati scrigni dedicati a dipinti antichi, sculture, arredi e arti decorative. Questo modello contribuì a fare delle arti decorative milanesi un riferimento di eccellenza riconosciuto in Europa, con un’influenza che si estese anche a istituzioni internazionali come l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e la Frick Collection di New York.


