L’esposizione Eravamo notte, ora siamo giorno di Ambrosia Fortuna, a cura di Sabato De Sarno, stylist e direttore creativo italiano, si presenta come una mostra fotografica e video realizzata con il supporto di Levi’s® e in collaborazione con il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, con cui condivide una sensibilità comune verso la cultura come strumento di ascolto, confronto e rilettura del presente. Per il secondo anno consecutivo, il progetto prosegue la collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano, condividendone i valori di libertà, inclusione e valorizzazione della diversità. La mostra esplora la notte come spazio di trasformazione, desiderio e fragilità attraverso opere immersive e linguaggi contemporanei. La ricerca visiva di Ambrosia Fortuna intreccia identità, memoria e corpo in immagini sospese tra intimità e ritualità, costruendo un percorso emotivo che invita il pubblico a confrontarsi con ciò che resta nascosto, vulnerabile e profondamente umano.
La curatela di Sabato De Sarno si concentra sulla definizione di un contesto più che su un’interpretazione: «La mostra non interpreta. Espone. L’esposizione non impone direzioni né gerarchie, ma costruisce una condizione di visibilità, lasciando alle opere autonomia e complessità». In un contesto sempre più urgente di costruzione di spazi di dialogo e partecipazione, l’iniziativa dà voce a esperienze e punti di vista differenti, favorendo connessioni reali tra mondi diversi. Il progetto propone un percorso immersivo che attraversa transizioni, contrasti e trasformazioni tra luce e oscurità, in dialogo tra dimensione poetica e contemporaneità.

Un progetto tra cultura come strumento, identità e comunità
Inserita nel programma culturale della quarta edizione di Orgoglio Porta Venezia Milano – progetto diffuso che valorizza il quartiere come simbolo di inclusione, libertà e rappresentazione delle comunità LGBTQIA+ – la mostra si configura come uno spazio di presenza, relazione e visibilità. Nato per promuovere il dialogo tra cultura, identità e spazio urbano, Orgoglio Porta Venezia Milano trasforma ogni anno il quartiere in una piattaforma aperta dedicata ai temi dell’espressione individuale, dei diritti e della pluralità dei linguaggi contemporanei. In questo contesto, Eravamo notte, ora siamo giorno si inserisce come un progetto capace di restituire dignità, intimità e complessità alle esperienze queer e trans, attraverso uno sguardo interno e profondamente vissuto. Si tratta di un intervento espositivo che attraversa oltre dieci anni di immagini raccolte da Ambrosia Fortuna tra Milano e Napoli, presentate per la prima volta in un contesto museale. Come afferma Sabato De Sarno: «Attraverso questa mostra, il mio intento è costruire un luogo aperto, in cui identità ed esperienze possano incontrarsi, riconoscersi e dialogare». E aggiunge: «Parlare di attivismo è importante, ma oggi è necessario soprattutto creare contesti reali: luoghi, connessioni e conversazioni capaci di mettere in relazione mondi diversi».
La mostra prende forma a partire da un corpus di fotografie e video realizzati da Ambrosia Fortuna nell’arco di oltre dieci anni. Le immagini non vengono ricondotte a una dimensione puramente narrativa o memoriale, ma sono considerate elementi attivi, capaci di generare una relazione diretta con lo sguardo del pubblico. Il tempo che le attraversa non è retrospettivo, ma presente e operativo: ciò che emerge non è la ricostruzione del passato, ma la sua persistenza. Ambrosia Fortuna costruisce così un archivio emotivo e politico fatto di ritratti, frammenti quotidiani, attese, camerini, confessioni e relazioni intime nate all’interno della scena queer italiana. Non si tratta di una documentazione esterna, ma di testimonianze condivise, generate dall’interno di una comunità vissuta in prima persona. I soggetti ritratti: performer, amiche, amanti, sorelle, abitano l’immagine con la naturalezza di chi si riconosce e si sente riconosciuto.
BELLE DI NOTTE; CASA DELLE BAMBOLE; MOMENTI RITROVATI
Il percorso espositivo si configura come un campo aperto in cui elementi differenti convivono senza sintesi, e dove lo sguardo è chiamato a prendere posizione senza mediazioni. Il titolo Eravamo notte, ora siamo giorno non descrive una trasformazione lineare, ma una soglia continua tra stati, tempi e possibilità di esistenza, in cui ciò che è stato non viene cancellato ma reso visibile. La prima sala, Belle di notte, raccoglie fotografie realizzate a Milano nei miei primi anni venti. Sono immagini nate in un tempo veloce e ancora in costruzione, scattate prima di uscire di casa, nei camerini, nei bagni dei locali o negli appartamenti condivisi con le mie sorelle. Non esisteva un progetto artistico, ma il bisogno di stare insieme e riconoscerci. La notte era uno spazio di libertà, in cui corpo e performance non erano maschere ma forme di verità. Queste immagini raccontano una comunità giovane, intensa e fragile, fatta di complicità e presenza. Imperfette e immediate, costituiscono un archivio affettivo in cui la notte diventa condizione di esistenza e appartenenza.
La seconda sala, Casa delle bambole, raccoglie fotografie più recenti realizzate nel presente. Lo sguardo si fa più lento e consapevole, e i ritratti si sviluppano in spazi quotidiani e intimi, dove i corpi non hanno più bisogno di esibirsi ma possono semplicemente esistere. Le persone ritratte fanno parte della mia vita oggi: relazioni, amicizie e soggettività queer attraversate dal tempo e dal cambiamento. Qui non c’è performance ma presenza e vulnerabilità, in uno sguardo più essenziale e quotidiano. La luce non si oppone alla notte, ma ne prosegue il percorso come continuità e trasformazione. La sezione Momenti ritrovati raccoglie invece immagini non scattate direttamente, ma recuperate nel tempo: screenshot, frammenti digitali e tracce di conversazioni. Materiali già esistenti trasformati in archivio attraverso selezione e rilettura. Sono immagini imperfette e a bassa risoluzione, ma proprio per questo cariche di immediatezza. Raccontano ciò che resta nel tempo e come le relazioni continuino a esistere attraverso segni minimi, diventando un archivio involontario dell’intimità.

«Un ringraziamento ad Ambrosia Fortuna per la forza del suo sguardo, e a Diego Sileo e al team del PAC per aver accolto il progetto con apertura e sensibilità. Grazie inoltre a Mariella Finiguerra, Alessia Tortorella e al team Levi’s per il supporto e la visione condivisa, così come a Carlo Barbarossa, Elena Di Marco, Silvia Beretta e Paolo Sassi, con cui, attraverso Orgoglio Porta Venezia Milano, continuano a costruire spazi di dialogo e presenza», ha dichiarato Sabato De Sarno, sottolineando una sensibilità comune verso la cultura come strumento capace di generare ascolto, confronto e nuove letture del presente. Eravamo notte, ora siamo giorno si è configurata come un archivio intimo e profondamente vissuto della scena queer e trans italiana, attraversando nel tempo esperienze, relazioni e memorie che restituiscono la complessità di una comunità e dei suoi percorsi di identità, trasformazione e resistenza.



