Quella che doveva essere una celebrazione della storia femminile si è trasformata in uno scontro ideologico tra repubblicani e democratici. Il progetto per costruire il nuovo Smithsonian American Women’s History Museum è naufragato alla Camera dei Rappresentanti dopo un voto acceso e profondamente divisivo.
Il risultato finale, con 216 voti contrari e 204 favorevoli, ha sancito il fallimento di una proposta che fino a pochi mesi fa sembrava destinata a raccogliere il sostegno di entrambi i partiti. A cambiare radicalmente gli equilibri sono stati alcuni emendamenti aggiunti di recente al disegno di legge. Tra i più controversi, l’obbligo di dedicare il museo esclusivamente alle “donne biologiche” e il divieto di includere riferimenti alla “diversità”. Un altro passaggio avrebbe inoltre concesso a Donald Trump il potere di intervenire direttamente sulla scelta della sede del museo, nonostante il National Mall fosse già stato indicato come collocazione ufficiale del progetto.

Secondo i rappresentanti democratici state proprio queste modifiche a compromettere il provvedimento. Teresa Leger Fernandez, deputata del New Mexico e presidente del Gruppo parlamentare delle donne democratiche, ha accusato i Repubblicani di aver distrutto anni di lavoro a causa delle loro “guerre culturali” e dell’attenzione ossessiva verso le questioni legate alle persone transgender. Nelle settimane precedenti al voto, oltre 140 deputati democratici avevano tentato di fermare le modifiche chiedendo allo Speaker della Camera Mike Johnson di ripristinare il testo originario. Nella lettera inviata alla leadership repubblicana, i firmatari sostenevano che le nuove norme avrebbero potuto essere applicate in modo arbitrario, arrivando persino a mettere in discussione chi possa essere considerata “abbastanza femminile” per essere rappresentata nel museo. Johnson, però, ha difeso la linea del suo partito durante una conferenza stampa, accusando i Democratici di voler trasformare il museo in uno spazio che includesse “uomini biologici”. Secondo lo Speaker, i Repubblicani non intendono seguire quella che ha definito la deriva dell’estrema sinistra americana.

Il voto ha seguito quasi interamente le divisioni tra i due partiti, anche se alcuni Repubblicani si sono schierati contro il disegno di legge insieme ai Democratici. Tra questi c’era Tim Burchett, deputato del Tennessee, che ha messo in dubbio l’utilità stessa di un museo dedicato a una categoria specifica, sottolineando come si parli spesso di unità nazionale mentre, allo stesso tempo, si continui a suddividere le persone in gruppi distinti. La bocciatura del progetto rappresenta un duro colpo per un’iniziativa che aveva richiesto oltre vent’anni di campagne e negoziati politici prima di ottenere l’approvazione del Congresso nel 2020, durante il primo mandato di Trump. Ora il futuro del museo appare incerto, e la stessa sorte potrebbe toccare anche al National Museum of the American Latino, autorizzato nello stesso periodo ma ancora privo di una sede permanente.
Per il momento, entrambi i musei continuano a esistere attraverso programmi online e mostre temporanee itineranti, ma il progetto di creare uno spazio stabile dedicato a queste storie nel cuore della capitale americana appare oggi sempre più lontano.



