Mafalda e la Pimpa in mostra a Roma

Le visioni di Quino e Altan, maestri del fumetto internazionale, dialogano nella cornice di Piazza Navona.

C’era il pubblico delle grandi occasioni, dentro e fuori la sala Dalì dell’Instituto Cervantes, per incontrare e omaggiare il maestro Altan giunto a inaugurare una mostra decisamente attesa. Fino all’11 luglio le riproduzioni in stile Artist’s Edition delle strip di Mafalda e le tavole originali della Pimpa si incontrano per la prima volta in un’unica esposizione, a ingresso libero, con la curatela di Stefano Piccoli e Daniele Bonomo, realizzata da ARF! Festival e dallo stesso “Cervantes”. 

Così il geniale fumettista, vignettista e autore satirico trevigiano: «Credo che Mafalda e la Pimpa non si siano mai incontrate nella vita. Però, con ogni probabilità, hanno in comune l’occuparsi con passione del mondo che hanno intorno. I due mondi sono del tutto differenti, però c’è qualcosa che li unisce in questo». Il filo conduttore dell’esposizione, raccolta nelle due accoglienti sale che affacciano su piazza Navona, alberga in un pensiero più che condivisibile: «Parlare alle bambine e ai bambini per parlare agli adulti».

Mafalda e la Pimpa, due protagoniste amatissime che hanno attraversato generazioni, generi e mode, si fronteggiano amabilmente come due modi differenti e complementari di guardare il mondo con lo sguardo dell’infanzia. Meglio ancora: da un lato Mafalda, la bambina ribelle dai capelli corvini nata dalla fantasia del maestro argentino Quino (all’anagrafe Joaquín Salvador Lavado Tejón, classe 1932) che osserva il quotidiano con una lucidità fuori dal comune. 

I suoi interrogativi sono semplici soltanto in superficie, poiché mettono in crisi la grammatica stessa del mondo dei grandi: conflitto, vessazione, autorità e futuro vengono passati al setaccio di uno sguardo, quello di Mafalda (pubblicata dal 1964 al 1973) che non contempla risposte comode.

Dall’altro lato la Pimpa, nata dalla mano di Francesco Tullio Altan (oggi splendido 83enne), che abita un universo in cui la scoperta è costante ma mai minacciosa; un ambiente, quello in cui si muove la Pimpa (che ha fatto il suo esordio sul settimanale Corriere dei Piccoli n. 28 del 13 luglio 1975), contraddistinto dal gioco, dalla trasformazione gentile e dallo stupore. 

Anche quando si avventura nell’ignoto, la “nostra” torna sempre a casa da Armando, figura adulta consolante: qui l’infanzia non rappresenta una domanda aperta sul dolore del mondo, ma un’opportunità di relazione e meraviglia. Da qui, un confronto tra due poetiche distanti anni luce ma complementari: l’inquietudine critica e la fiducia affettiva, la domanda senza risposta e la narrazione che “abbraccia”.

La mostra “Mafalda e la Pimpa” rientra nell’ambito di ARF! Festival del fumetto di Roma, che giunto al suo dodicesimo anno di attività cambia forma e diventa una kermesse diffusa nel tempo e negli spazi: tre weekend tra Parione, Testaccio (con Caparezza grande protagonista tra la mostra Orbit Orbit, il talk show in quattro atti e un nuovo incontro al Villaggio Globale) e Garbatella, per un’edizione che, fino al 31 maggio, attraversa la capitale mettendo in relazione luoghi, pubblici e linguaggi diversi. Tutto questo, attraverso «storie, segni e disegni».

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