Pressioni al Reina Sofìa, il museo rischia la rimozione del direttore

In un clima di forti tensioni, il governo spagnolo ha imposto al museo la revisione totale delle collezioni, che apre anche alla possibile rimozione del direttore in caso di mancato rispetto delle scadenze

Il governo spagnolo ha deciso di alzare il tono nei confronti del Museo Reina Sofía di Madrid, travolto da anni da problemi legati alla catalogazione delle sue collezioni. Al centro della tempesta c’è anche il direttore del museo, Manuel Segade, il cui incarico potrebbe essere messo seriamente in discussione. Negli ultimi giorni la pressione politica sul museo si è fatta sempre più intensa, fino a culminare in una risoluzione approvata da una commissione parlamentare di vigilanza, che impone al museo di completare entro il 31 dicembre 2026 una ricognizione aggiornata e dettagliata dell’intera collezione.

La proposta, sostenuta dal Partito Popolare con l’appoggio delle forze dell’estrema destra, è passata con 20 voti favorevoli contro 13, mentre i socialisti al governo hanno preferito astenersi, lasciando emergere un quadro politico già fortemente teso attorno alla gestione dell’istituzione. Dal Parlamento è arrivato così un avvertimento diretto: se il museo non riuscirà a rispettare la scadenza fissata, il Ministero della Cultura dovrà prendere in considerazione la rimozione del direttore. I deputati chiedono inoltre una verifica approfondita di tutto il patrimonio artistico custodito dal Reina Sofía, comprese le opere in deposito, quelle coinvolte in prestiti e persino i lavori la cui collocazione, oggi, resta ancora incerta.

Durante il dibattito parlamentare, gli esponenti del Partito Popolare hanno insistito sull’idea di un patrimonio artistico rimasto troppo a lungo esposto a condizioni di incertezza, sottolineando come non sia più tollerabile che alcune opere risultino difficilmente reperibili o non immediatamente tracciabili. Il Reina Sofía, considerato uno dei principali riferimenti per l’arte moderna e contemporanea in Spagna, conserva oltre 25 mila opere, tra cui lavori di Pablo PicassoSalvador Dalí e Joan Miró. Accanto alla necessità di una ricognizione fisica delle collezioni, si fa strada anche la richiesta di una revisione economica complessiva del patrimonio, affinché le valutazioni risultino coerenti con i criteri previsti dalla contabilità pubblica spagnola.

Le criticità, tuttavia, non emergono oggi per la prima volta. Da anni la Corte dei Conti spagnola segnala infatti debolezze nei sistemi di controllo interno del museo e difficoltà nel monitoraggio di alcune sezioni della collezione, un quadro che ha riacceso le preoccupazioni anche in Parlamento. Tra i casi più discussi figura una donazione del 2021 che, secondo quanto riportato, non sarebbe più integralmente ricostruibile nei suoi passaggi documentali. Il clima di attenzione attorno al museo si è ulteriormente intensificato anche per un’altra vicenda recente, che ha coinvolto Guernica.

Solo poche settimane fa, infatti, il ministero della Cultura ha respinto la richiesta avanzata dalle autorità basche di trasferire temporaneamente il celebre dipinto a Bilbao in occasione dell’anniversario del bombardamento della città. Il museo ha motivato la decisione richiamando la fragilità dell’opera e i rischi legati al trasporto, mentre dal territorio sono continuate le pressioni per ottenere almeno uno studio indipendente sulla fattibilità dello spostamento. Allo stesso tempo, l’istituzione ha riconosciuto le sue varie criticità, avviando un processo interno volto a riorganizzare la gestione degli inventari, aggiornare le valutazioni economiche e rafforzare i sistemi di sicurezza della collezione. A questo si aggiunge l’introduzione di Artis, una piattaforma digitale pensata per riunire in un unico archivio i dati relativi a prestiti, depositi e collezione permanente, nel tentativo di superare le frammentazioni accumulate nel tempo.

Secondo quanto riportato dal museo, molte delle difficoltà attuali affonderebbero le radici nel passato, in particolare nella fusione del 1988 con l’ex Museo Spagnolo d’Arte Contemporanea, un passaggio che avrebbe ampliato il patrimonio del museo ma anche generato disallineamenti tra inventari e lacune documentali mai del tutto risolte.