Il governo israeliano si prepara a rafforzare il proprio controllo sulla Cisgiordania anche attraverso la gestione del patrimonio culturale e archeologico. Un disegno di legge presentato il 12 maggio alla Knesset prevede infatti la creazione di una nuova autorità civile incaricata di supervisionare siti storici, antichità e scavi archeologici nei territori occupati.
La proposta, sostenuta dal Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, introdurrebbe una “Autorità per il patrimonio della Giudea e della Samaria”, utilizzando la denominazione biblica adottata dalla destra israeliana per riferirsi alla Cisgiordania. Il nuovo organismo avrebbe ampi poteri, inclusa la possibilità di acquistare o espropriare terreni e di gestire direttamente le attività legate alla conservazione e valorizzazione dei siti storici.

Il progetto estenderebbe l’influenza israeliana anche alle aree che, secondo gli accordi di Oslo, ricadono formalmente sotto amministrazione civile palestinese. Se approvata, la normativa coinvolgerebbe infatti sia l’Area C — già controllata da Israele — sia l’Area B, dove la gestione civile spetta all’Autorità Palestinese.
A guidare il nuovo ente dovrebbe essere Amichai Eliyahu, ministro esponente dell’estrema destra nazionalista israeliana e sostenitore dell’annessione della Cisgiordania. Negli ultimi mesi Eliyahu è stato al centro di polemiche dopo essere apparso in Cisgiordania mentre issava una bandiera israeliana presso il sito archeologico di Sartaba.
Le critiche non si sono fatte attendere. La ong israeliana Emek Shaveh, specializzata nella tutela del patrimonio archeologico, denuncia che la legge escluderebbe completamente i palestinesi dalla gestione dei propri siti storici e culturali. Secondo l’organizzazione, il provvedimento “equivarrebbe all’annessione dei siti archeologici della Cisgiordania” e rappresenterebbe “un attacco ai diritti dei palestinesi sulla loro terra e sul loro paesaggio culturale”.
Negli ultimi mesi la tensione attorno ai siti storici della Cisgiordania è aumentata. In particolare, il sito archeologico di Sebastia, di epoca romana, è diventato uno dei simboli dello scontro politico e identitario tra israeliani e palestinesi. Le autorità israeliane hanno intensificato la propria presenza nell’area, sostenendo il legame storico e biblico del luogo con l’antico regno di Samaria, mentre i palestinesi denunciano una progressiva appropriazione del territorio.



