Il frammento che diventa presenza: le opere di Mitoraj in mostra alla Teldil Art Gallery

La Teldil Art Gallery apre per la prima volta al pubblico portando una rassegna su Igor Mitoraj che riflette sull’assenza

Il nuovo spazio espositivo di Teldil Moreira, che si affaccia su Corso Vittorio Emanuele, accoglie il pubblico con la rassegna sui lavori di una vita dell’importante scultore polacco Igor Mitoraj. Intitolata La forma del silenzio – il frammento come presenza e non come assenza, la mostra è curata da Marco Giammetta e sarà aperta al pubblico fino al 30 settembre 2026. Alla sua prima esposizione, la Teldil Art Gallery si avvale per questo progetto della partnership con Galleria Contini, realtà di riferimento nel panorama internazionale: una collaborazione che garantisce alla nuova galleria romana autorevolezza e credibilità.

«Ho pensato questo spazio» dichiara la gallerista Teldil Moreira «come un luogo in cui la memoria possa dialogare con la contemporaneità, dove ogni elemento contribuisca a costruire un’esperienza autentica e immersiva.».

Le opere esposte, prodotte dal 1978 al 2015, raccontano l’evoluzione artistica dello scultore e consentono di identificare il nodo centrale della sua concezione del mondo portando con se un’interessante riflessione sul concetto di bellezza. Ispirate alle sculture classiche, frammentano i corpi e i volti come antichi reperti archeologici, lasciano che gli elementi mancanti e l’assenza stimolino l’immaginazione visiva per poter ricostruire la forma nella sua completezza. L’occhio, così, è invogliato a prendersi tempo per contemplare, analizzare e ricostruire.

In un’epoca dominata dalla sovraesposizione delle immagini e da una “bellezza effimera”, per usare le parole del curatore, la mostra riporta l’attenzione su quella bellezza che non si scorge con gli occhi, quella interiore, rallentando lo sguardo e trasformando il frammento in presenza. Come espone Marco Giammetta: «La tradizione occidentale ha a lungo concepito la forma come manifestazione, ma Mitoraj ne rovescia l’eredità: la forma non rivela, ma trattiene; non espone un contenuto, ma rende percepibile il limite dell’apparire. In tal senso, le sue sculture si inscrivono in una riflessione sulla condizione contemporanea dell’immagine, dove, come osserva Jean Baudrillard, all’accumulo di visibilità corrisponde una rarefazione del significato».

Le sculture si distribuiscono nello spazio espositivo in quattro dimensioni: si passa dai volti bendati, agli occhi senza iridi, svuotati, vi sono poi i corpi frammentati e infine i busti incompleti, di riferimento all’arte classica. Come spiega il curatore Giammetta, Mitoraj non usa il frammento come rovina nostalgica, ma come pura forma: «Le sue opere non attivano una memoria dell’antico in senso nostalgico, né costruiscono una narrazione del presente: si collocano piuttosto in una soglia, dove la forma persiste mentre il senso che l’ha originata si ritrae».

L’architetto Giammetta, founder della Giammetta Architects, porta avanti una filosofia progettuale che si articola sull’analisi del rapporto fra architettura, arte e comunicazione, filosofia di pensiero che riporta anche nel progetto architettonico ed espositivo della Teldil Art Gallery, dove le parti strutturali e decorative degli spazi dialogano con le opere esposte. Lo spazio, prima occupato da una filiale bancaria, è stato pulito dagli interventi posticci che avevano nascosto le decorazioni e la forma originarie, è stato quindi compiuto un lavoro di sottrazione per far emergere la bellezza originaria degli spazi. Tale operazione si pone perfettamente in linea con il binomio assenza e presenza proprio delle opere esposte, e con l’intento di Mitoraj di offrire una presenza che si ritrae.

La galleria si pone come obiettivo principale quello di rendere l’arte accessibile, portando opere di grandi artisti spesso museali in uno spazio aperto al pubblico: «Con Teldil Art Gallery, anche in virtù dell’esperienza maturata negli anni, desidero rendere l’arte accessibile a un pubblico sempre più trasversale e, al contempo, contribuire a rafforzare il ruolo di Roma nel panorama internazionale, creando un ponte tra visione, memoria e futuro. Roma ha bisogno di spazi in cui l’arte possa continuare a generare valore, dialogo e nuove prospettive», ha dichiarato Moreira. L’installazione porta avanti questo intento, permettendo al pubblico di incontrare le opere di un artista di grande importanza come Mitoraj: «La mostra ha carattere museale e di casa, binomio che funziona solo a Roma», conclude infatti il curatore.

L’opera intera di Mitoraj si lega perfettamente allo spirito della città di Roma, città che per eccellenza è «capace di mescolare in un tutt’uno classicismo e modernità», come ha dichiarato Luca Pizzi, direttore dell’Atelier Mitoraj. Dal suo punto di vista «Le sculture della mostra parlano una lingua che solo Roma sa ascoltare fino in fondo: quella del tempo, della frattura, della bellezza che resiste. L’esposizione è un percorso di confronto con ciò che siamo stati e con ciò che ancora possiamo essere».

In un presente saturo di immagini e immediatezza, le sculture di Mitoraj non chiedono di essere consumate rapidamente, ma attraversate lentamente. È forse proprio in questa sottrazione — nella parte mancante — che la mostra trova la sua presenza più intensa.

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