Il caso del tortellino: l’illustratrice vince la causa contro IKEA

Il tribunale di Bologna ha sancito la vittoria dell'illustratrice, riconoscendo l’uso non autorizzato del suo disegno del “Tortellino”

La vicenda, che ha come protagonista l’illustratrice bolognese Cristina Cati, si è trasformata in un caso emblematico nel campo della tutela della proprietà intellettuale, culminando in una vittoria giudiziaria contro il colosso dell’arredamento IKEA.

Artista attiva nel campo dell’illustrazione e della progettazione di prodotti per la casa, Cati ha costruito nel tempo un’identità visiva riconoscibile, che ha saputo declinare in stampe, accessori e oggetti d’arredo, tutte creazioni ispirate principalmente all’universo culinario. Proprio una delle sue opere, intitolata Tortellino con ingredienti, è stata riprodotta senza autorizzazione dalla sede IKEA di Casalecchio di Reno. La vicenda è emersa durante il 2021, quando una sua follower, recatasi nel punto vendita, ha riconosciuto immediatamente lo stile dell’illustrazione e ha ipotizzato l’esistenza di una collaborazione ufficiale. Colpita dall’assenza di riferimenti all’artista e di comunicazioni ufficiali da entrambe le parti, ha deciso di contattare e informare Cati che, ovviamente era completamente all’oscuro su tutto.

Da quel momento si apre una causa che appare squilibrata fin dall’inizio tanto che – come riferito dalla stessa illustratrice in un’intervista con il Corriere della Sera -, diverse persone provano a convincere Cati a lasciar perdere, sostenendo che portare avanti un’azione legale contro IKEA non avrebbe portato a risultati concreti. Lei però, determinata a rivendicare la sua creazione, sceglie di non desistere dando avvio all’azione giudiziaria.Lei però, determinata a difendere la propria creazione, decide di andare avanti e avvia il percorso giudiziario. Dopo un primo tentativo di composizione che non va a buon fine, la vicenda arriva davanti al Tribunale di Bologna.

Il giudice ha riconosciuto il carattere creativo dell’opera, qualificandola come espressione originale tutelata dalla legge sul diritto d’autore, accertando così la violazione dei diritti dell’autrice. La sentenza, ormai definitiva, sancisce la piena vittoria dell’illustratrice e dispone un risarcimento pari a 7.552 euro, oltre agli interessi. Il tribunale ribadisce inoltre la violazione sia dei diritti patrimoniali sia di quelli morali: i primi lesi dall’utilizzo dell’opera in un contesto commerciale e dalla mancata attribuzione della paternità, i secondi compromessi dalle modifiche apportate senza autorizzazione, che hanno alterato l’integrità e la riconoscibilità del lavoro originario.

Questa vicenda lascia una traccia che va oltre i numeri della sentenza e la chiusura del caso. Resta l’idea che dietro ogni immagine, ogni segno creativo, ci sia un’autrice e un percorso che non può essere ignorato o trasformato senza rispetto. È in questo riconoscimento che la storia trova il suo senso più profondo: nella conferma che il lavoro creativo non è qualcosa di anonimo o intercambiabile, ma un’espressione personale che la legge, e prima ancora il buon senso, sono chiamati a proteggere.