A Washington D.C., vicino al D.C. War Memorial, il collettivo artistico Secret Handshake – noto per le sue sculture satiriche anti-Trump – ha incanalato tutto il suo umorismo nero in una nuova installazione intitolata Operation Epic Furious: Strait To Hell.
L’opera si presenta come un vero e proprio videogioco arcade: colori sgargianti, pixel e personaggi caricaturali che ritraggono Donald Trump, il direttore dell’FBI Kash Patel, il segretario alla difesa Pete Hegseth e molti altri. Sullo schermo scorrono anche slogan, citazioni tratte da discorsi pubblici e post pubblicati su Truth Social. Il bersaglio dell’installazione è evidente: la retorica militarista dell’amministrazione Trump e il sostegno statunitense e israeliano al conflitto con l’Iran. L’intera opera gioca infatti sul cortocircuito tra guerra reale e linguaggio videoludico, un meccanismo che – come spiega una targa collocata accanto all’installazione – riflette direttamente la strategia comunicativa dell’amministrazione Trump che “Sa che il modo migliore per vendere la guerra è trasformarla in un videogioco”.

È da questa nozione che nasce Operation Epic Furious: Strait To Hell, descritto dal collettivo come un simulatore “Patriottico e senza esitazioni, dove la libertà non si discute: si dispiega sul campo”. In una dichiarazione, The Secret Handshake, ha spiegato come nell’America di Trump la guerra non venga più raccontata solamente attraverso la retorica patriottica, ma anche attraverso le dinamiche e l’estetica tipica dei videogiochi. Secondo il collettivo infatti, l’amministrazione avrebbe utilizzato nei video militari ufficiali immagini, ritmi ed atmosfere presi direttamente dal linguaggio videoludico.

Non è il primo caso in cui l’arte contemporanea utilizza i videogiochi per criticare la politica estera americana. L’opera infatti richiama vagamente Bomb Iraq di Cory Arcangel, un’installazione realizzata nel 2005, durante il conflitto con l’ Iraq sotto il governo di George W. Bush. Mentre nell’opera di Arcangel la critica appare molto velata, qui il tono è molto esplicito e più vicino alla satira online e alla cultura dei meme che alla tradizione dell’arte politica istituzionale.
E la provocazione continua anche fuori dallo spazio fisico dell’installazione. Secret Handshake ha infatti pubblicato online una versione giocabile del videogioco, trasformando l’opera in un’esperienza accessibile a chiunque. Secondo gli artisti, il videogioco mette il giocatore contro una serie di presunte “minacce” alla libertà americana – dalle studentesse iraniane ai soffioni della doccia a basso flusso, fino al DEI e al Papa – esasperando in chiave satirica alcune delle ossessioni retoriche dei MAGA.



