La scoperta di Troia, Emiliano Barletta racconta il turning point dell’archeologia moderna

Una delle vicende più affascinanti della storia dell’archeologia narrata in un graphic novel che, pagina dopo pagina, ribalta tutto ciò che pensavamo di sapere

«La scoperta di Troia ha cambiato il modo in cui, nell’Ottocento, le persone guardavano al mondo antico. Dimostrava che dietro il mito omerico c’era un luogo reale: significava che la letteratura poteva essere anche documento storico, che i poemi di Omero non erano “semplici” miti. Per la prima volta, l’archeologia entrava nell’immaginario collettivo come strumento volto a portare il passato in superficie, letteralmente». Così afferma Emiliano Barletta, che ha sceneggiato «una storia che ribalta tutto quello che credevamo di sapere su una delle scoperte archeologiche più famose al mondo», come scrive la casa editrice nella presentazione del graphic novel.

Edito da BeccoGiallo, il volume a fumetti La scoperta di Troia (brossurato con alette, 144 pagine a colori, 20 euro) fa leva sui disegni di Chiara Raimondi, che restituiscono al lettore tutti i dettagli di una vicenda che ha il ritmo dell’avventura e la tensione del dramma umano. A questo proposito, Barletta puntualizza: «Conosco Chiara da circa cinque anni. Quando ho pensato a chi avrebbe potuto disegnare questo libro non ho avuto molti dubbi. C’era qualcosa nel suo modo di lavorare, nella precisione con cui costruisce le figure e gli ambienti, che mi sembrava adatto a una storia del genere. Chiara ha fatto un grandissimo lavoro di sintesi visiva».

Il graphic novel scritto da Barletta prende il là da una domanda: chi ha davvero scoperto la città di Troia? Dietro a questo interrogativo si nasconde una delle vicende più complesse e affascinanti della storia dell’archeologia. Tutto prende il via nella seconda metà dell’Ottocento, sulle colline dell’attuale Turchia: Frank Calvert, console britannico nei Dardanelli, ritiene che la città cantata da Omero non rappresenti solo un mito, ma una realtà sepolta sotto la collina di Hissarlik. Non ha però né i mezzi né la notorietà per provarlo, soltanto ostinazione e intuito.

La svolta giunge grazie all’incontro con Heinrich Schliemann, un commerciante poliglotta arricchitosi con il traffico di armi, dotato di un fascino enorme e di un’ossessione smisurata per i poemi omerici. Schliemann ha quello che Calvert non possiede: soldi, impertinenza e la forza di imporre la propria versione della realtà, che riesce a mutare in un racconto epico. Comincia quindi una collaborazione tra i due destinata, però, a trasformarsi in uno scontro.

Per realizzare La scoperta di Troia, Barletta si è documentato molto. «Ho letto tutto quello che sono riuscito a recuperare sulla vicenda: dal libro Schliemann e la verità perduta di Troia di David A. Traill alle biografie dell’archeologo Heinrich Schliemann, fino agli studi del diplomatico Frank Calvert, soprattutto Finding the Walls of Troy: Frank Calvert and Heinrich Schliemann at Hisarlik”, scritto da Susan Heuck Allen. E poi la letteratura archeologica sull’Anatolia ottocentesca, i resoconti degli scavi. In circa dieci mesi ho costruito un archivio abbastanza solido da permettermi di scrivere una sinossi da presentare all’editore».

Quindi Barletta prosegue: «Scrivere un fumetto storico significa proseguire a fare ricerca mentre si scrive, tornare sui documenti ogni volta che ci si rende conto che una scena non regge, che un dettaglio non torna, che si sta semplificando qualcosa che non può essere semplificato». Concludendo così: «Quando ho cominciato a lavorarci non sapevo ancora esattamente che forma avrebbe preso il libro, ma sapevo che la storia di Schliemann e Calvert era una storia da raccontare. Anche nella consapevolezza che fosse una storia enormemente contemporanea, seppur ambientata nell’Ottocento».

info: beccogiallo.it

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