In occasione dell’apertura della Biennale di Venezia 2026, l’artista britannico Chris Levine presenta Higher Power, una monumentale installazione luminosa che proietta nel cielo della laguna un potente fascio laser verde visibile persino dallo spazio. L’opera, attivata sopra l’isola di San Clemente, trasforma Venezia in un osservatorio collettivo rivolto verso l’alto, invitando pubblico e visitatori a un’esperienza di sospensione e meditazione. Conosciuto per le sue sperimentazioni tra arte, luce e percezione, celebre il ritratto olografico della regina Elisabetta II Lightness of Being, Levine porta qui la propria ricerca su una scala inedita trasformando il cielo sopra Venezia in uno spazio di contemplazione collettiva.
Per realizzare Higher Power, l’artista ha collaborato con ingegneri ottici e fisici tedeschi, modificando un sistema laser di derivazione militare capace di generare un raggio a frequenza pura di 515 nanometri. Durante i test preliminari, il fascio sarebbe stato rilevato persino dalla Stazione Spaziale Internazionale: un dettaglio che restituisce la portata tecnica del progetto e sottolinea l’ambizione dell’intervento. La verticalità del laser diventa così elemento concettuale oltre che visivo, una linea che collega Venezia a una dimensione astratta e universale, sospesa tra scienza, spiritualità e immaginazione tecnologica.

L’installazione alterna una proiezione verticale che attraversa l’atmosfera terrestre a una sorta di alone geometrico sospeso nel cielo notturno. Levine descrive il progetto come un invito alla quiete interiore in un’epoca dominata da sovraccarico informativo e tensioni globali: “make light, not war”, fare luce e non guerra, è il motto che accompagna l’opera. Elemento centrale del lavoro è il rapporto tra tecnologia e spiritualità. Il laser oscilla infatti a 432 Hz, frequenza spesso associata a pratiche meditative e armoniche. Pur muovendosi su un terreno vicino all’immaginario new age, Higher Power trova la sua forza soprattutto nell’esperienza diretta: il pubblico veneziano si ritrova improvvisamente a condividere uno stesso gesto, guardare il cielo, trasformando lo spazio urbano in un luogo di contemplazione collettiva. L’opera rimarrà visibile ogni sera fino all’11 maggio 2026 e si inserisce nel panorama degli interventi collaterali della Biennale come una delle installazioni più spettacolari e simboliche di questa edizione.



