Dopo oltre sedici anni di attese e polemiche, il Museo dell’Immagine e del Suono di Rio de Janeiro (MIS-RJ), apre finalmente le sue porte al pubblico l’8 maggio. Affacciato direttamente sul lungomare di Copacabana, il nuovo edificio si prepara a diventare uno dei simboli culturali più riconoscibili del Brasile contemporaneo. Con i suoi 10.000 metri quadrati distribuiti su otto livelli, tra terrazze panoramiche e piani sotterranei, il museo si presenta come un grande spazio dedicato alla memoria visiva e sonora del Paese.
Il progetto ha preso forma nel 2009, quando il governo dello stato di Rio de Janeiro ha affidato la realizzazione del museo allo studio di architettura Diller Scofidio + Renfro. L’idea si ispira all’opera di Roberto Burle Marx, figura centrale del paesaggismo brasiliano, richiamando le celebri onde in pietra bianca e nera del lungomare di Copacabana. Fin dall’inizio, però, l’intervento si è inserito in un contesto complesso e carico di tensioni sociali. L’area prescelta ospitava una storica discoteca degli anni Ottanta, la cui demolizione nel 2010 suscitò forti critiche. I lavori sono iniziati ufficialmente nel 2011 ma, nel tempo, il cantiere ha attraversato una lunga serie di blocchi e rallentamenti.

I continui cambi di governo hanno modificato priorità e strategie, mentre la crisi economica brasiliana – aggravata dall’impeachment della presidente Dilma Rousseff nel 2016 -ha causato la sospensione dei finanziamenti pubblici. Il progetto è tornato in vita solo nel 2021 grazie agli investimenti dell’amministrazione dello stato di Rio e di privati pari a 62 milioni di dollari. Secondo Danielle Barros, segretaria alla cultura dello stato di Rio de Janeiro, l’apertura del MIS-RJ rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione culturale della regione. L’obiettivo, ha spiegato, è dare vita a un “museo vivo”, in costante evoluzione, capace di integrare nuove produzioni artistiche contemporanee con un patrimonio storico già vastissimo.

Il patrimonio custodito dal MIS-RJ è infatti immenso: oltre 650.000 tra registrazioni audio, fotografie, film, strumenti musicali, opere d’arte e documenti legati a figure fondamentali della cultura brasiliana come Gilberto Gil, Tom Jobim e Chico Buarque. Negli ultimi anni la fondazione ha puntato con decisione sulla digitalizzazione, costruendo un grande archivio online per rendere le collezioni più accessibili a studiosi e pubblico. In questa logica di apertura e continuità, il nuovo spazio di Copacabana sarà dedicato soprattutto alle mostre e alle attività pubbliche, mentre la sede di Lapa continuerà a svolgere il ruolo di centro di conservazione e ricerca.
La mostra inaugurale del museo riflette proprio questa doppia vocazione, intrecciando memoria e contemporaneità attraverso immagini che raccontano la trasformazione di Rio in meta internazionale. Le fotografie di autori come Augusto Malta e Guilherme Santos documentano una Copacabana ancora agli inizi del Novecento, seguendo la nascita del lungomare e delle prime versioni della sua iconica passeggiata in pietra. Ne emerge il ritratto di una città in continua trasformazione, che costruisce il proprio futuro senza mai perdere il legame con il passato.



