Il nuovo LACMA di Peter Zumthor ridefinisce il rapporto tra museo e paesaggio urbano

A Los Angeles aprono le David Geffen Galleries progettate da Peter Zumthor per il Los Angeles County Museum of Art. Un’architettura in cui cemento, vetro e luce naturale trasformano il museo in un organismo aperto

Con l’apertura delle nuove David Geffen Galleries, il Los Angeles County Museum of Art inaugura uno degli interventi museali più attesi degli ultimi anni. Firmato da Peter Zumthor, il progetto introduce nel cuore di Los Angeles una struttura che si allontana dalla monumentalità tradizionale del museo per assumere la forma di un corpo continuo, sospeso e attraversato dalla luce.

L’edificio, destinato a ospitare la collezione permanente del LACMA, si solleva a circa nove metri dal livello stradale, estendendosi come una grande piattaforma sinuosa in cemento e vetro. La scelta di elevare il volume principale non risponde soltanto a esigenze funzionali, ma costruisce un nuovo rapporto con il contesto urbano: il piano terra rimane aperto, permeabile, attraversabile, trasformando il museo in un’infrastruttura pubblica più che in un oggetto isolato.

La geometria esterna, morbida e irregolare, rappresenta una deviazione apparente rispetto al linguaggio più austero e rigoroso che ha reso celebre l’architetto svizzero. Tuttavia, entrando nelle gallerie, riemerge con chiarezza la grammatica spaziale tipica di Zumthor. Il percorso interno è infatti scandito da ventisette volumi rettangolari in cemento che organizzano lo spazio espositivo in una successione di ambienti misurati, essenziali e silenziosi.

Il progetto lavora soprattutto sulla percezione. Le ampie superfici vetrate poste lungo il perimetro dissolvono il confine tra interno ed esterno, permettendo alla luce naturale di diventare un elemento costruttivo vero e proprio. Le opere convivono così con le variazioni atmosferiche, con il mutare delle ombre e con il paesaggio urbano di Los Angeles, che entra costantemente nell’esperienza museale.

La distribuzione degli spazi evita gerarchie rigide e propone una circolazione libera in cui il visitatore costruisce autonomamente il proprio itinerario. È un approccio che privilegia l’esperienza fisica e sensoriale rispetto alla linearità narrativa, coerente con la ricerca architettonica di Zumthor, da sempre orientata alla dimensione emotiva dello spazio. Attorno al grande volume sopraelevato si sviluppa un sistema di padiglioni dedicati ad attività pubbliche, programmi educativi, aree commerciali e spazi per la ristorazione. Il museo si espande così oltre le sale espositive, configurandosi come un ambiente urbano continuo capace di accogliere installazioni, eventi e momenti di socialità all’aperto.