Nel deserto dell’Arizona, i lavori per costruire la barriera tra Stati Uniti e Messico ha lasciato una ferita inattesa e profonda: una grande incisione nel terreno raffigurante un pesce, lunga circa 60 metri e attribuita a una civiltà indigena di circa mille anni fa, è stata parzialmente distrutta dai lavori.
L’intervento rientra nel programma infrastrutturale legato al muro voluto durante l’amministrazione di Donald Trump, un progetto dal costo complessivo di decine di miliardi di dollari. Secondo quanto riferito da un ex archeologo che oggi monitora l’area come volontario, una sezione di circa 20 metri dell’opera rupestre sarebbe stata distrutta. L’incisione, conosciuta come intaglio, si trova nel deserto dell’Arizona e rappresenta una testimonianza culturale di grande importanza per le popolazioni native e per gli studiosi della regione.

Le immagini satellitari raccolte nei mesi precedenti avevano già mostrato segni di alterazione che attraversavano l’area, ma quelle più recenti hanno confermato un danno più esteso, con evidenti tracce di mezzi pesanti che hanno tagliato in due parte della formazione raffigurante il pesce. Dopo la diffusione delle informazioni, le autorità statunitensi della Customs and Border Protection hanno riconosciuto l’accaduto, spiegando che un appaltatore avrebbe accidentalmente compromesso il sito culturale durante le operazioni di costruzione. La porzione restante dell’area è stata successivamente messa in sicurezza con l’intento di preservarla.

La vicenda ha suscitato forte preoccupazione tra studiosi, ambientalisti e rappresentanti delle comunità indigene locali, che da tempo denunciano l’impatto dei lavori sul patrimonio storico e naturale della zona. Tra le voci più critiche, una rappresentante del popolo Hia-ced O’odham ha sottolineato come la distruzione di un luogo sacro o culturalmente significativo equivalga, per la loro comunità, alla perdita di siti venerati in altri contesti nazionali. Ha inoltre espresso indignazione per l’assenza di responsabilità percepita, sostenendo che chi ha autorizzato o permesso tali interventi dovrebbe essere chiamato a risponderne, mentre i lavori continuano senza adeguati freni.



