Il Padiglione Italia alla Biennale, un invito a “stare insieme” nel tempo della trasformazione

Non è una mostra da attraversare distrattamente, né un semplice allestimento da osservare a distanza. Il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026 si presenta come un organismo vivo, un ambiente da abitare e ascoltare. Dal 9 maggio al 22 novembre, alle Tese delle Vergini dell’Arsenale, il progetto Con te con tutto dell’artista Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani e promosso dal Ministero della Cultura, propone una riflessione radicale e insieme accessibile: ripensare il nostro modo di stare al mondo.

Entrare nel Padiglione Italia significa attraversare due mondi. Il primo è immerso nella penombra: una sorta di foresta silenziosa abitata da figure in ceramica, presenze sospese tra umano, animale e mitico. Non sono statue nel senso tradizionale, ma corpi in metamorfosi, costruiti con argilla, elementi naturali e materiali di scarto. Più che guardarle, si è chiamati a confrontarsi con loro, quasi a cercarne lo sguardo.

Nel secondo ambiente, la luce cambia tutto. Lo spazio si apre, si costruisce sotto gli occhi del visitatore: un’architettura fluida fatta di oggetti, superfici, sedute, frammenti. Qui la materia racconta il presente, tra natura e artificio, tra recupero e trasformazione. È un luogo che non si limita a esporre opere, ma suggerisce possibilità di convivenza, di uso, di relazione. Al centro, una piazza. E oltre, un giardino. Non come semplice elemento scenografico, ma come soglia simbolica: il punto in cui il tempo umano incontra quello ciclico della natura e quello immobile della scultura.

Il cuore del progetto non è solo estetico, ma profondamente politico nel senso più ampio del termine. Con te con tutto è costruito attorno alla parola con: con gli altri, con la materia, con il tempo. L’opera non è mai isolata, ma nasce da processi collettivi, collaborazioni, scambi.

In questa prospettiva, il Padiglione Italia si inserisce nel dialogo internazionale proposto dalla Biennale, il cui impianto curatoriale – ideato dal compianto Koyo Kouoh – insiste su tonalità minori, ascolto e sensibilità diffusa. Il progetto italiano risponde con una proposta coerente: rallentare, osservare, entrare in relazione. Uno degli aspetti più interessanti è la costruzione di una rete di rimandi tra opere, epoche e linguaggi. Accanto ai lavori di Camoni compaiono interventi e presenze che ampliano la narrazione: dalla danza alla videoarte, dalla scultura storica a oggetti archeologici. Non si tratta di citazioni, ma di veri e propri dialoghi che attraversano il tempo.

Questa stratificazione restituisce un’idea di arte come processo continuo, mai concluso, in cui il passato non è un archivio da conservare ma una materia viva da riattivare.

Il Padiglione non si esaurisce nello spazio espositivo. Un articolato programma pubblico, sviluppato in collaborazione con il collettivo Lungomare, invita il pubblico a partecipare attraverso performance, incontri e momenti di ascolto. La voce, il gesto e la presenza diventano strumenti per attivare nuove connessioni.

Cecilia Canziani e Chiara Camoni, photo Camilla Maria Santini

Particolare attenzione è dedicata anche all’accessibilità: non solo fisica, ma culturale e relazionale. Il progetto include iniziative per coinvolgere pubblici diversi, anche a distanza, ampliando il raggio d’azione della mostra oltre i confini veneziani.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla virtualità, il Padiglione Italia sceglie una direzione controcorrente. Invita a rallentare, a toccare, a sostare. A riconoscere valore anche nello scarto, nella fragilità, nell’incompiuto. “Con te con tutto” non offre risposte definitive, ma costruisce uno spazio di possibilità. E forse è proprio questa la sua forza: ricordare che l’arte, prima ancora di essere oggetto, è relazione. E che è nel “con” – fragile, imperfetto, necessario – che si gioca ancora la possibilità di immaginare il presente.