Paranoia as a Method a Villa Medici: Pol Taburet trasforma l’inquietudine in linguaggio visivo

La mostra riunisce varie opere inedite realizzate durante la residenza a Roma, concepite appositamente per gli spazi di Villa Medici

Pol Taburet, Paranoia as a Method
dal 16 maggio al 15 luglio 2026
Opening: 16 maggio 2026
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – Viale della Trinità dei Monti 1, Roma

In occasione del decimo anniversario della serie Art Club, Villa Medici rinnova il proprio dialogo con la scena artistica contemporanea presentando Paranoia as a Method di Pol Taburet, un progetto inedito pensato per gli spazi dell’istituzione romana e aperto al pubblico dal 16 maggio al 15 luglio 2026.

Curata da Pier Paolo Pancotto, la mostra riunisce un nucleo di opere realizzate durante la residenza dell’artista: sculture, disegni e dipinti di grande formato che si distribuiscono tra gli ambienti della villa, instaurando un confronto diretto con l’architettura e il paesaggio circostante. Come da tradizione per Art Club, l’intervento non si limita a occupare lo spazio, ma lo attraversa e lo trasforma, suggerendo nuove modalità di fruizione e lettura. Al centro della ricerca di Taburet si muove un universo popolato da figure ibride, sospese tra dimensione umana e animale, presenze ambigue che sembrano attraversare stati di trasformazione continua. Sono corpi in bilico, mai del tutto definiti, che evocano passaggi sottili tra vita e morte, tra visibile e invisibile.

Il loro apparire non segue una logica prestabilita: l’artista lavora in modo istintivo, lasciando che forme e significati emergano progressivamente durante il processo creativo. Ne deriva una pittura densa, attraversata da una tensione spirituale che non si impone ma si insinua, come un’eco persistente. Con Paranoia as a Method, Taburet porta questa ricerca a una nuova intensità. Il titolo stesso suggerisce un ribaltamento: la paranoia non è più solo una condizione da subire, ma diventa uno strumento, un metodo per osservare e abitare il mondo. Le opere traducono visivamente questa postura, dando forma a un sentimento di inquietudine che si organizza, si struttura, fino a diventare linguaggio.

A restituire con particolare efficacia questa dimensione è anche lo sguardo dello scrittore Matthieu Peck, che accompagna la mostra con una riflessione densa e visionaria. Nelle sue parole, la paranoia si manifesta come una presenza invisibile ma costante, capace di insinuarsi nei gesti più ordinari e di alterare la percezione della realtà. Gli spazi si restringono, i pensieri si fanno taglienti, e ciò che era familiare diventa improvvisamente instabile. È proprio in questa tensione che il lavoro di Taburet trova la sua forza: trasformare l’instabilità in struttura, l’ansia in forma, il sospetto in composizione. I colori si accendono e si spengono, le figure si duplicano senza mai separarsi davvero, come se ogni immagine contenesse già il proprio riflesso. L’inquietudine, qui, non è un accidente ma una disciplina, un modo rigoroso di stare al mondo quando ogni certezza sembra vacillare.