“Prendi un dolcetto e lecca, lecca, lecca come un Chups. È tondo e dura tanto, lecca, lecca, lecca un Chups”. L’idea di una caramella sferica montata su uno stecchetto nasce in Spagna alla fine degli anni Cinquanta, grazie all’intuizione dell’imprenditore catalano Enric Bernat. Nel 1958 Bernat rielabora il concetto tradizionale di lecca-lecca lanciando GOL, primo nome di quello che diventerà presto il celebre Chupa Chups. Si tratta, in fondo, di un’evoluzione del classico lollipop: una caramella piatta a forma di disco ideata negli Stati Uniti nel 1908 da George Smith, qui ripensata in una forma più pratica ed efficace, destinata a una diffusione globale.


Nel 1961 Bernat registra ufficialmente il marchio, definendone anche l’identità visiva. Pochi anni dopo, nel 1968, coinvolge l’amico Salvador Dalí per il restyling del logo. Il pittore surrealista, fedele alla sua fama di genio intuitivo, abbozza l’idea durante una cena, disegnando su un foglio di giornale quella che diventerà una delle immagini più riconoscibili della cultura pop: la margherita gialla dai contorni rossi, I colori usati per il logo Chupa Chups sono un chiaro richiamo ai colori della bandiera spagnola, così da rimarcare (e ricordare) le origini di questo dolce di successo. Un segno semplice e immediato, capace di sintetizzare lo spirito dell’epoca tra leggerezza, vitalità e desiderio di cambiamento.

Il successo di Chupa Chups fu immediato: nel giro di appena cinque anni dalla nascita, i lecca-lecca erano già distribuiti in oltre 300.000 punti vendita. Dopo la fine del regime franchista nel 1975, il marchio avviò una decisa espansione internazionale, partendo dai mercati del Sud-est asiatico, in particolare Singapore e Malesia. Negli anni Ottanta l’azienda approdò anche in Europa e negli Stati Uniti, consolidando progressivamente la propria presenza globale. Il processo di crescita proseguì negli anni Novanta con l’ingresso in nuovi mercati asiatici e in Australia. Un traguardo simbolico arrivò nel 1995, quando i lecca-lecca Chupa Chups raggiunsero persino lo spazio, a bordo della stazione orbitante Mir.



