La Sharjah Art Foundation ha annunciato la lista completa dei partecipanti alla 17ª edizione della Sharjah Biennial, uno degli appuntamenti più rilevanti per l’arte contemporanea internazionale. In programma dal 21 gennaio al 13 giugno 2027, la manifestazione riunirà 109 artisti e collettivi distribuiti in diverse sedi dell’emirato. Intitolata What remains, sits restive, la biennale prende avvio da una riflessione sulle eredità irrisolte della modernità e sulle loro ricadute nel presente: “ciò che resta” non come residuo passivo, ma come forza attiva capace di influenzare tempo e spazio contemporanei.
Il progetto curatoriale è affidato ad Angela Harutyunyan e Paula Nascimento, che lavorano su due traiettorie parallele. La prima coinvolge 55 artisti e indaga le “afterlives” della modernità socialista e dei progetti emancipatori incompiuti; la seconda, con 54 partecipanti, utilizza il concetto di infrastruttura per esplorare le relazioni tra spazio, memoria e pratiche artistiche. La lista degli artisti restituisce un panorama globale e transgenerazionale, con figure affermate e voci emergenti provenienti da contesti geografici diversificati.
Tra i nomi inclusi figurano Anri Sala, Kapwani Kiwanga, Hassan Khan, Ibrahim Mahama, Oscar Murillo, Grada Kilomba, Sonia Gomes e Zina Saro-Wiwa, accanto a numerosi altri protagonisti della scena internazionale. Fondata nel 1993 e organizzata dalla Sharjah Art Foundation, la biennale si è progressivamente affermata come una piattaforma centrale per il dialogo artistico tra Sud globale e contesti internazionali, privilegiando pratiche sperimentali e prospettive non occidentali. Con questa nuova edizione, Sharjah conferma il proprio ruolo di osservatorio critico sulle trasformazioni contemporanee, proponendo un programma che intreccia storia, politica e immaginazione attraverso il lavoro degli artisti invitati.
Particolare attenzione sarà riservata alle pratiche interdisciplinari, con opere che spaziano tra installazione, performance, cinema, ricerca archivistica e progetti site-specific. In questo senso, What remains, sits restive si configura come una piattaforma di indagine critica sulle forme di memoria collettiva, sulle infrastrutture visibili e invisibili che modellano le società contemporanee e sulle tensioni tra eredità storiche e urgenze del presente. Con un programma che si preannuncia ampio e stratificato, la Sharjah Biennial 17 rafforza il proprio posizionamento nel circuito internazionale, consolidando la sua identità come spazio di sperimentazione e confronto tra geografie culturali diverse.



