A Los Angeles nasce DATALAND, un museo dedicato all’IA

Fondato da Refik Anadol ed Efsun Erkılıç, il progetto si presenta come uno spazio dedicato allo studio delle nuove forme di creatività generate dall’incontro tra arte e IA

È difficile individuare il momento preciso in cui l’intelligenza artificiale ha smesso di essere un semplice curiosità ed è diventata presenza quotidiana. È nelle immagini che scorriamo distrattamente, nei testi che leggiamo e nelle voci sintetiche che accompagnano ogni video.

C’è chi la celebra come una nuova frontiera creativa e chi la teme, convinto che stia ridefinendo troppo in fretta i confini dell’umano. In mezzo a questo dibattito continuo, una cosa appare evidente: l’IA non è più qualcosa di cui si può fare a meno di parlare. È proprio da questa concezione che prende forma DATALAND, il nuovo museo che aprirà il 20 giugnoLos Angeles. Più che una semplice galleria, si presenta come uno spazio immersivo pensato per indagare l’incontro tra immaginazione umana e capacità generativa delle macchine. Annunciato nel 2024, il progetto sorgerà all’interno del Grand LA, il complesso firmato da Frank Gehry.

Refik Anadol ed Efsun Erkılıç, due figure che operano da anni sul confine tra linguaggi diversi, hanno dato forma al progetto. Anadol, in particolare, si è imposto sulla scena internazionale per la sua capacità di rendere visibile ciò che normalmente resta invisibile: flussi di dati, processi computazionali, archivi digitali. La sua installazione Unsupervised, presentata nel 2022 al MoMA, ne è stata una dimostrazione evidente, attirando un pubblico vasto e trasversale. Accanto a lui, Erkılıç contribuisce con uno sguardo più legato alla pittura e alla produzione artistica, in un dialogo continuo tra gesto umano e sistemi artificiali. La tensione tra le due ricerche si riflette pienamente nella struttura di DATALAND che si presenta come un organismo complesso, completo di cinque gallerie espositive e ampie aree dedicate alle tecnologie che rendono possibili le opere.

Qui l’infrastruttura non è nascosta, ma diventa parte integrante del racconto, come se il funzionamento stesso delle macchine fosse una componente dell’esperienza artistica. Ad aprire il programma sarà Machine Dreams: Rainforest, un progetto dello studio di Anadol che si muove tra arte e ricerca. In questo caso, l’intelligenza artificiale viene alimentata da dati ambientali e trasformata in una sorta di traduttore sensibile, capace di rielaborare ecosistemi complessi in forme percettive nuove. Il risultato non è una semplice rappresentazione, ma un ambiente immersivo che coinvolge più sensi, provando a restituire la densità del mondo naturale attraverso codici digitali.

Tra le installazioni più attese spicca anche una nuova interpretazione della Infinity Room, che si allontana dall’immaginario visivo reso iconico da Yayoi Kusama per concentrarsi su dimensioni più sensoriali. In questo caso, l’esperienza prende forma attraverso il suono e l’olfatto: il canto di un uccello hawaiano ormai estinta, registrato nel 1987, si combina con fragranze create tramite intelligenza artificiale. Ne emerge uno spazio immersivo in cui memoria e tecnologia si intrecciano, dando corpo ad ambienti e animali scomparsi ormai da tempo.

DATALAND si presenta già come un progetto capace di intercettare una delle tensioni più attuali del nostro tempo: il rapporto, sempre più stretto, tra creatività umana e sistemi artificiali. Al posto di offrire risposte definitive, il museo apre uno spazio di interrogazione, dove il confine tra naturale e sintetico, reale e generato, si fa sempre più sottile.