Intesa Sanpaolo porta a Napoli il dialogo tra Alexi Worth e la ceramica antica

Alle Gallerie d’Italia di Napoli, Alexi Worth dialoga con la ceramica antica in una mostra sospesa tra tempo, materia e percezione

Alle Gallerie d’Italia di Napoli, questa primavera, il tempo sembra piegarsi su se stesso. Non in modo spettacolare o dichiarato, ma attraverso un dialogo silenzioso, fatto di superfici, gesti e sguardi: è qui che nasce Vortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica antica, in programma fino al 5 luglio 2026.

La mostra mette in relazione due universi apparentemente lontani: da un lato le ceramiche attiche e magnogreche della Collezione Intesa Sanpaolo, dall’altro le tele di Alexi Worth, artista newyorkese alla sua prima esposizione in Italia. Eppure, più che un confronto, ciò che emerge è una sorta di risonanza, un’eco visiva che attraversa secoli di storia dell’immagine.

Al centro del percorso espositivo si trovano nove dipinti di Worth accostati a una selezione essenziale ma significativa di reperti archeologici: tre crateri e un’hydria provenienti dalla Collezione Caputi. La scelta, curata da Silvia Gaspardo Moro insieme a Richard Neer, docente all’Università di Chicago, non segue una logica illustrativa. Non si tratta di spiegare il passato attraverso il presente o viceversa, ma di attivare una riflessione comune su un tema preciso: il simposio, il gesto del bere, la ritualità che trasforma un atto quotidiano in esperienza culturale.

È proprio nel gesto che le epoche si incontrano. Le figure dipinte sulle ceramiche antiche, colte mentre sollevano coppe o partecipano al banchetto, trovano una sorprendente corrispondenza nei soggetti di Worth: mani, calici, frammenti di natura. Elementi minimi, isolati, quasi sospesi. Nelle sue tele non c’è narrazione, ma una concentrazione estrema sull’atto e sulla percezione.

Lo stile di Worth si distingue per una precisione controllata, quasi trattenuta. Le immagini appaiono familiari, ma mai del tutto riconoscibili: sono oggetti quotidiani rielaborati mentalmente prima ancora che pittoricamente. In un’epoca dominata dalla sovrapproduzione digitale, l’artista rivendica una lentezza e una fisicità dell’immagine, sottolineando il valore del “fare” manuale. Le sue superfici, levigate e compatte, sembrano costruire uno spazio mentale più che reale.

In questo senso, il dialogo con l’antico non è solo tematico ma strutturale. Anche le ceramiche, con le loro figure stilizzate e i loro racconti sintetici, operano per sottrazione, per economia di segni. Il risultato è un terreno comune in cui figurazione e astrazione smettono di essere categorie opposte e diventano strumenti complementari per interrogare lo sguardo.

“Vortici” non è una mostra spettacolare nel senso tradizionale del termine. Non punta sull’accumulo né sulla monumentalità. Al contrario, costruisce un’esperienza raccolta, quasi meditativa, in cui ogni opera chiede tempo e attenzione. Il vortice evocato dal titolo non è visivo ma mentale: è il movimento continuo tra passato e presente, tra oggetto e immagine, tra gesto e significato.

In questo intreccio, Napoli si conferma ancora una volta luogo privilegiato per le stratificazioni culturali. Qui, dove l’antico è parte integrante del quotidiano, l’incontro con un artista contemporaneo come Worth non appare forzato, ma naturale. È un dialogo che non cerca di stupire, ma di mettere in crisi abitudini percettive, invitando a guardare – davvero – ciò che spesso diamo per scontato.

Una mostra essenziale, ma densa, che dimostra come anche pochi elementi, se messi in relazione con intelligenza, possano generare nuove possibilità di lettura. E forse, proprio come nei simposi antichi, ciò che conta non è solo ciò che si vede, ma ciò che accade nello spazio condiviso dello sguardo.

info: gallerieditalia.com

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