Reggio Calabria, sequestrate 143 opere attribuite ai maestri della Pop Art

Indagati tre cittadini belgi, accusati di far parte di un sistema dedicato alla produzione di opere false di artisti di fama internazionale

Una mostra dedicata alla Pop Art e alla Street Art, nata per raccontare l’influenza di alcuni dei più celebri artisti contemporanei, si è trasformata nel punto di partenza di un’indagine culminata con il sequestro di 143 opere attribuite a tre nomi iconici del panorama artistico internazionale: Andy Warhol, Keith Haring e Bansky.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, ruota intorno alla mostra Pop to Street Art: Influences, tenuta tra il 20 luglio e il 5 gennaio 2025 in tre rinomati spazi culturali del centro storico della città: l’Accademia di Belle Arti, il Museo Archeologico Nazionale e la Casa della Cultura “P. Crupi”. L’esposizione comprendeva dipinti, opere grafiche e alcune sculture, tutti lavori concessi in prestito da una società belga che li aveva presentati come autentici. Il contratto firmato prevedeva un compenso di 50mila euro, oltre alla possibilità di guadagno sulla vendita dei biglietti e del materiale promozionale.

Le indagini – guidate dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza – sono iniziate con il sequestro di 133 opere, a cui se ne sono aggiunte altre dieci individuate a Liegi, in Belgio, nel corso di successive perquisizioni svolte nell’ambito di una procedura di cooperazione giudiziaria internazionale richiesta dalle autorità italiane. Nello stesso contesto investigativo sono emerse altre undici opere, adesso sottoposte ad accertamenti dalla magistratura belga. Gli accertamenti condotti dagli specialisti del Nucleo hanno escluso ogni margine di incertezza: i lavori non sono autentici. Da lì le indagini si sono concentrate su tre cittadini belgi, riconducibili a tre società diverse. Due di loro erano già stati iscritti nel registro degli indagati dopo il primo sequestro effettuato a Reggio Calabria, tra cui il titolare della società che aveva fornito le opere per l’esposizione; con il proseguire degli accertamenti è emersa anche la possibile partecipazione di una terza persona.

Secondo le autorità, tutti gli elementi raccolti fino ad ora suggerirebbero l’esistenza di un sistema strutturato dedicato alla produzione in serie di opere false, con l’obiettivo di organizzare mostre in vari Paesi europei e generare profitto, sfruttando il nome di artisti di grande notorietà.