Il Bauhaus segreto (e italiano) di Max Peiffer Watenphul

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea presenta opere inedite dell'artista tedesco, che con la sua pittura magica e malinconica, ha raccontato parte della storia del nostro paese

L’Italia era un’esperienza imprescindibile per ogni artista tedesco del XIX secolo, modo piacevole attraverso cui entrare in contatto con l’antichità classica, l’arte del Rinascimento e del Barocco. E Max Peiffer Wathenpul, pittore del Bauhaus che il mondo merita di riscoprire, non si sottrasse a questa tradizione. La retrospettiva romana ospitata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea fino al 23 agosto 2026, divisa in cinque sezioni, curata da Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe e promossa dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, approfondisce attraverso opere inedite che raccontano gli esordi della sua formazione, la figura dell’artista tedesco innamorato dell’Italia.

«La mostra offre la preziosa occasione di riscoprire le opere di Watenphul, insieme conicapolavori di alcuni dei suoi maestri, tra cui quelli di Kandinsky, Klee, Albers e Itten, esposti nella Sala Mondrian e appartenenti alle collezioni della Gnamc. Sottolinea quindi anchela rilevanza storica della leggendaria Scuola del Bauhaus, che dal 1919 innescò un irreversibile processo di rinnovamento della creatività» spiega la direttrice Renata Cristina Mazzantini, che aggiunge anche la notizia della donazione di un’opera al museo. Come sottolinea invece il curatore Gregor H. Lersch: «Al Bauhaus, in un’epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Max Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo artistico autonomo. La sua opera dimostra quanto la pittura fosse parte integrante della ricerca artistica della scuola e riflette un principio fondamentale formulato dal fondatore Walter Gropius: non la creazione di uno stile unitario, ma lo sviluppo di un nuovo atteggiamento verso una modernità visiva».

Nelle vedute urbane e nei paesaggi del pittore, la figura umana è quasi sempre assente, talvolta a malapena accennata o evocata soltanto in modo indiretto, filtrata attraverso scultura, architettura, elementi naturalistici. Spesso i paesaggi appaiono sospesi e atemporali, esito di un’osservazione lenta e silenziosa. Proprio perché costruiti con estrema attenzione a partire dalla visione personale dell’artista, i dipinti invitano lo spettatore a elaborare una propria lettura della scena, della natura e dell’atmosfera che li attraversa. A caratterizzare ad esempio le prime vedute di Venezia sono i colori delicati, lo sfumato pittorico, il tentativo di catturare i vortici della luce e quella nebbia che quasi si poteva toccare. Ogni elemento trova una propria misura e ne deriva una rappresentazione al tempo stesso giocosa e riflessiva: lo stesso tempo che Watenphul aveva detto di odiare perchè, come raccontato dal pronipote Enrico Pasqualucci Sammartino, presidente della fondazione, «scorre inesorabile».

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