Con il Cantiere contemporaneo a Palermo il pensiero si fa spazio pubblico

Al Museo RISO prende forma un laboratorio critico sul sistema dell’arte e le sue contraddizioni. Tra i protagonisti Guido Talarico e Adriana Polveroni

È attorno a un tavolo di voci autorevoli che prende forma il cuore di Cantiere Cultura e del Contemporaneo. Il primo appuntamento del ciclo, ospitato dal Museo RISO di Palermo, ha assunto i contorni di un vero e proprio momento di verifica collettiva sullo stato dell’arte in Italia: un confronto serrato, dove analisi e proposte si intrecciano senza indulgere a facili ottimismi.

A introdurre i lavori, dopo i saluti della direttrice Evelina De Castro, è stato il curatore Roberto Grossi, che ha posto subito l’accento su una necessità ormai ineludibile: abbandonare una lettura retrospettiva del sistema culturale per adottare una visione strategica capace di tenere insieme contemporaneità, investimenti e nuove professionalità. Una dichiarazione di metodo, prima ancora che di intenti.

Il dibattito, guidato da Guido Talarico, si è sviluppato attorno a una tensione centrale: la distanza tra il potenziale creativo del Paese e le reali possibilità di affermazione offerte agli artisti, soprattutto emergenti. Non è un caso che il tema dei giovani sia tornato con insistenza negli interventi, come sintomo di una fragilità strutturale che il sistema fatica a colmare.

In questo scenario si inserisce l’intervento di Alessia Cellitti, impegnata nel rinnovamento del Quirinale, che ha offerto un esempio concreto di come un’istituzione possa ripensarsi non più come spazio statico, ma come organismo aperto al presente. Una trasformazione simbolica, che suggerisce una possibile direzione anche per altri contesti pubblici.

Di segno complementare la riflessione di Andrea Cusumano, oggi alla guida di Gibellina, designata prima capitale italiana dell’arte contemporanea. Il suo sguardo si è concentrato sul rapporto tra arte e territorio, restituendo alle istituzioni un ruolo attivo nella costruzione di legami e significati. L’immagine evocata – quella delle “macerie della contemporaneità” da attraversare con l’aiuto degli artisti – restituisce una visione dell’arte come strumento di interpretazione critica del presente.

A rendere ancora più nitido il quadro è intervenuta Adriana Polveroni, che ha evidenziato una delle contraddizioni più evidenti del sistema: la tendenza a privilegiare artisti stranieri già affermati, penalizzando la crescita di una scena nazionale giovane. Una dinamica che incide non solo sul mercato, ma sull’intero immaginario culturale, orientando scelte e gerarchie.

Tra le proposte emerse nel corso dell’incontro, significativa è quella di una piena attuazione della legge 717/49, che destina una quota degli investimenti pubblici alla produzione artistica. Più che un dettaglio normativo, si tratta di un possibile strumento di riequilibrio, capace di reimmettere l’arte nei circuiti della vita pubblica e urbana.