La nuova edizione della Toronto Biennial of Art supera i confini della città

La quarta edizione, intitolata "Things Fall Apart" e visibile dal 26 settembre al 20 dicembre, riunirà 30 artisti e collettivi internazionali

Questo autunno Toronto tornerà a essere uno dei punti di riferimento per l’arte contemporanea internazionale con la quarta edizione della Toronto Biennial of Art, intitolata Things Fall Apart, in programma dal 26 settembre al 20 dicembre. L’appuntamento riunirà trenta artisti e collettivi internazionali, e presenterà diciassette nuove opere realizzate appositamente per questa occasione, estendendo per la prima volta le sue attività oltre i confini della città e ampliando così la propria presenza sul territorio.

Il titolo scelto per questa edizione, Things Fall Apart, restituisce il senso di un presente attraversato da profonde trasformazioni e da un diffuso clima di instabilità. Come spiega la curatrice della biennale, Allison Glenn, il progetto nasce dalla volontà di interrogare proprio quei momenti in cui gli equilibri sembrano incrinarsi e le certezze storiche si sfaldano. Non è un caso che molti degli artisti coinvolti lavorino oggi in contesti segnati da tensioni e conflitti, come accade in paesi quali Libano e Iran: in questo scenario la “frattura” diventa non soltanto un tema da rappresentare, ma anche una lente attraverso cui osservare e comprendere la complessità del presente.

Originaria di Detroit, città situata a poche ore di distanza da Toronto, la curatrice riconosce nelle due metropoli una relazione geografica e culturale particolarmente intensa, legata soprattutto alla presenza dei Grandi Laghi. Detroit si affaccia infatti sul lago Erie, mentre Toronto si estende lungo la riva del lago Ontario: una vicinanza che rende quasi inevitabile la scelta dell’acqua come elemento centrale nella narrazione della biennale. In questa prospettiva, Glenn invita a considerare i Grandi Laghi – e più in generale le grandi vie d’acqua del pianeta – come luoghi di convergenza, spazi in cui si intrecciano storie, territori e comunità. Crescere a Detroit, racconta Glenn, le ha permesso di comprendere come l’acqua possa agire al tempo stesso come risorsa materiale e come testimone silenzioso della storia, capace di connettere geografie lontane attraverso sistemi fluidi e condivisi.

Ph: Rebecca Tisdelle-Macias

L’edizione di quest’anno introduce inoltre una novità significativa nel percorso della manifestazione: per la prima volta, infatti, il programma si estenderà oltre l’area metropolitana di Toronto, già di per sé estremamente ampia. Secondo la direttrice Patrizia Libralato, questa apertura rappresenta un’opportunità per rafforzare il dialogo culturale in un periodo storico segnato da molte incertezze, riaffermando al tempo stesso il ruolo dell’arte contemporanea come componente essenziale della vita pubblica. Come nelle edizioni precedenti, numerosi progetti e installazioni prenderanno forma in musei, istituzioni culturali, spazi pubblici e luoghi non convenzionali disseminati in tutta la città. La mostra principale sarà ospitata dall’Art Museum dell’Università di Toronto, mentre altri appuntamenti sono previsti al Royal Ontario Museum, all’Aga Khan Museum e all’Art Gallery of Ontario, oltre che in molte altre sedi.

Ph: Rebecca Tisdelle-Macias

Pur essendo una manifestazione relativamente giovane, la Toronto Biennial of Art ha attirato fin dal suo debutto nel 2019 un’attenzione internazionale significativa, grazie al modello curatoriale che ha saputo costruire. Come sottolinea Libralato, l’obiettivo non è competere con eventi storici come la Biennale di Venezia, ma consolidare nella città un progetto culturale capace di crescere e ampliare progressivamente il proprio raggio d’azione senza perdere il legame con il contesto locale.

Ph: Rebecca Tisdelle-Macias